
La secchezza vaginale è una condizione che può rivelarsi estremamente fastidiosa da gestire sia a livello fisico, sia per quanto riguarda le ripercussioni psicologiche.
La donna, nelle varie fasi della vita in cui il problema si presenta, vive una situazione di profonda sofferenza temendo di non riuscire più a essere protagonista attiva della propria intimità.
Come in tutti i casi quando si parla di cambiamenti fisici, è necessario informarsi sui sintomi critici, così da conoscerli e affrontarli.
Secchezza vaginale in premenopausa e menopausa
La secchezza vaginale è uno dei segni che accompagna la fine della fase fertile della vita della donna.
Causata dal calo degli ormoni estrogeni, rappresenta un’evenienza quotidiana per quasi la metà delle donne anche dopo diversi anni dall’ultimo flusso mestruale.
Si può parlare di casi eccezionali che riguardano le pazienti con BMI compatibile con l’obesità.
Questa condizione clinica porta, infatti, il corpo a produrre un ormone noto come estrone – si tratta di un estrogeno – che, pur contribuendo alla lubrificazione dei tessuti genitali, è pericoloso in quanto aumenta il rischio di avere a che fare con un tumore al seno o all’endometrio.
Per evitare che il sintomo della secchezza vaginale comprometta la serenità e l’equilibrio di coppia, è opportuno, non appena si avvertono segnali come il dolore ai rapporti, prenotare una visita ginecologica (per chi vive a Roma e dintorni, il centro CIMED è un riferimento di eccellenza da ormai quattro decenni).
Con un approccio personalizzato sulla base della situazione clinica della singola donna, lo specialista prescrive un determinato percorso farmacologico.
Il gold standard è la terapia a base di estrogeni con applicazione locale, per esempio tramite gel.
La situazione delle donne in menopausa indotta
L’approccio specialistico si rivela prezioso anche nei casi in cui, per aspetti legati a percorsi oncologici, la donna vive la condizione della menopausa indotta.
La secchezza vaginale è una delle conseguenze e, in alcuni casi, può presentarsi con un’intensità maggiore.
Il motivo è legato al fatto che, pur essendo l’iter farmacologico altamente personalizzato, il processo di riduzione degli estrogeni non ha comunque quella gradualità che caratterizza le situazioni in cui, invece, la natura fa il suo corso.
La secchezza vaginale nel post parto: a cosa è dovuta e come affrontarla
Un altro momento di passaggio della vita della donna nel corso del quale può palesarsi il sintomo della secchezza vaginale è il post parto.
Le cause sono diverse e, in primo piano, spicca indubbiamente il crollo dell’assetto ormonale tipico della gravidanza, mutamento che ha un impatto rilevante (a prescindere dalla produzione o meno degli ormoni della lattazione).
Da citare è poi la situazione delle pazienti che subiscono l’episiotomia. Con il tempo, questo taglio suturato si cicatrizza e i tessuti adiacenti possono andare incontro a indurimento.
Se si considera questo fattore unito all’influenza dell’utilizzo di assorbenti per le perdite e di detergenti spesso non adatti, lato pH, al momento del puerperio, si ha un quadro che, tra secchezza e dolore, è tutto tranne che favorevole ai rapporti completi e soddisfacenti.
Cosa fare in questi casi? Ancora una volta, la visita ginecologica e il confronto con l’ostetrica sono scelte che fanno la differenza.
Molto importante è anche parlarne con il partner, in modo da mettere in primo piano i propri timori e da rendersi conto che si tratta solo di una fase di un percorso molto lungo che è la storia sessuale della coppia.
Tornando al contributo del ginecologo, è bene ricordare che, a seconda delle indicazioni di partenza, questo specialista può prescrivere trattamenti locali a base di estrogeni, molto utili per ripristinare la fisiologica lubrificazione dei tessuti genitali.
A queste eventuali terapie è bene approcciarsi con la massima tranquillità, in quanto non interferiscono con l’allattamento al seno e non aumentano il rischio di neoplasie.




