MICHAEL WEDGWOOD a Roma, Big Mama - 22/01/2007

È proprio vero che le vie della Musica sono infinite. Alzi la mano chi avrebbe mai pensato di poter assistere nel 2007 a un concerto di Michael Wedgwood a Roma, per di più in un locale prestigioso come il Big Mama. Eppure un po’ la fortuna (Mike era di passaggio nel nostro paese per motivi personali), un po’ la bravura di Lecizio Parlagreco e della sua Exotique hanno permesso a tanti appassionati di godersi un appuntamento dal fascino unico.

Accompagnato solo dalla sua chitarra acustica e dall’ottimo Pietro Petrosini alle percussioni, Wedgwood ha regalato ai presenti due set di grande calore e intensità, muovendosi con classe e maestria tra blues, folk, bluegrass e country rock. L’inizio è da brividi, con la splendida The Show of Our Lives, brano d’apertura dell’album dei Caravan Cunning Stunts (1975), ancora più ammaliante in questa versione scarna per chitarra e percussioni. Poi subito un tuffo nel blues, vero e proprio filo conduttore della serata: standard, brani tratti dai due album solisti di Wegdwood, addirittura alcune cover di pezzi celebri, opportunamente rivisitati. È ad esempio il caso della conosciutissima Layla di Eric Clapton, la canzone in cui – spiega Michael – Clapton parla della sua relazione con Pattie Boyd, moglie di George Harrison (e sua futura moglie), all’epoca sua vicina di casa: la pulsazione rock della versione originale viene trasfigurata in una ballad blues dai toni malinconici.
Più vicina all’originale invece Superstition di Steve Wonder, tratta da Talking Book, album, spiega Wedgwood «di cui da ragazzo mi sono divertito a ri-registrare da solo tutte le canzoni, nel mio piccolo studio». Divertente la presa in giro di Bob Dylan, con una versione bluegrass di Don’t Think Twice, it’s All Right eseguita a una velocità supersonica. Ma c’è spazio anche per la produzione solista del musicista inglese, con brani come Secret Document, The Lucky Few, Searching for a Fantasy, decisamente più interessanti in queste nuove e più intime interpretazioni rispetto alle più ordinarie incisioni in studio.

Verso la fine della serata compare il basso elettrico, lo strumento con cui Wedgwood è stato protagonista sia nei Caravan che nei Curved Air: un solo brano, ma impreziosito da un bell’assolo e da un momento di autentico spettacolo, con Michael che si inginocchia a suonare le congas insieme a Petrosini.
Due i bis che chiudono una serata bella e intensa: ancora Clapton con After Midnight, poi i Caravan con una Lover sussurrata, sempre da Cunning Stunts, quasi a voler chiudere l’evento con la circolarità di un abbraccio. La speranza è quella di rivedere presto il musicista inglese in Italia, magari insieme a tutta la sua band; nel frattempo un nuovo album dovrebbe presto vedere la luce nello studio di registrazione che Wedgwood gestisce in Danimarca, dove si è trasferito ormai da diversi anni.

Paolo Carnelli

Procol Harum - Stazione Birra 26/10/2006 (Foto Paolo Carnelli)


Link:

Michael Wedgwood official - http://www.wedgwood.dk/