Roberto Vecchioni - Alessandria, Parco Marengo 10/09/05

Anche se il pomeriggio del sabato minaccia pioggia, lo spettro del maltempo non impensierisce gli organizzatori della festa dell’Unità: le grandi tende impermeabili installate nel parco sono a prova d’acqua, che fortunatamente non arriva. A sera, il pubblico affluisce copioso nella struttura principale che ospita il concerto gratuito. L’orario d’inizio, previsto per le 21,30, slitta senza patemi alle 22,00 e quando il Professore fa il suo ingresso sul palco, ad attenderlo c’è una folla silenziosa e attenta. Il palco è scarno: metà spazio basta al grande trio (con Vecchioni ci sono infatti il Maestro Patrizio Fariselli al pianoforte e Paolino Dalla Porta al contrabbasso), mentre l’altra metà “oscura” è tutta per il tecnico del suono. Vecchioni inizia a parlare, racconta una fiaba che sarà la premessa al primo pezzo. Questa sequenza, racconto e canzone, verrà ripetuta per tutto il concerto, e ogni fiaba darà alla canzone un taglio particolare, un’immagine familiare, forse per rendere più accessibile il senso profondo dei testi. Così con Pollicino che non trova la strada di casa veniamo introdotti alle note di Vincent, il suggestivo brano che apre la serata: “…al lume spento della tua pazzia/te ne sei andato via…”. Segue Canto notturno (di un pastore errante dell’aria) e Figlia, “…perché sei nata il giorno/ che a lui moriva un sogno…” ben accompagnata dalle note del pianoforte e del contrabbasso. Le Mie ragazze è accolta da un fragoroso battimani; Vecchioni suona la chitarra acustica. La struggente storia del soldatino di stagno e della ballerina di cartone introducono il brano successivo, il bellissimo Invece non finisce mai: ”… perché l'amore avrà bene un confine, /qualcosa come una fine... E invece non finisce mai.” Lunga l’intro degli eccezionali strumentisti a Blumun, accompagnata anch’essa da un allegro battimani del pubblico, e da uno scroscio finale di applausi.



Fariselli e Dalla Porta sono il completamento ideale alla pacata ma intrigante voce di Vecchioni. Dopo un lungo assolo di contrabbasso, il Professore ci racconta del brutto anatroccolo per introdurci a La bellezza, brano bello e agghiacciante ispirato a Morte a Venezia. È un concerto impegnativo, che richiede attenzione, e il pubblico inizia a dare segni di stanchezza. Per fortuna sono in arrivo i brani più accessibili: la ballata Parabola, scandita dalle note del pianoforte, picchiettanti e allegre, mentre il sottofondo del contrabbasso è grave. Il contrasto sottolinea quello della canzone, musica allegra e parole tristi. Seguono Canzone per Sergio e Celia De La Cerna e l’ormai attesissimo assolo di pianoforte del Maestro Fariselli. Lo spettacolo non si ferma mai: è già in arrivo Milady (“eccolo!!!!”, si sente urlare, un vero trionfo), la bellissima Viola d’inverno, finché è la volta di Samarcanda, in una selva di mani che battono ritmicamente fino alla fine: il contrabbasso sembra riecheggiare gli zoccoli e l'atmosfera di festa. Dopo Lettere d’amore, dedicata a Pessoa ("quello che conta è scrivere;/e non aver paura,/ non aver mai paura/ di essere ridicoli:/ solo chi non ha scritto mai /lettere d'amore /fa veramente ridere") si chiude con l’immancabile Luci a San Siro. Il bis ci regala La stazione di Zima e Bandolero stanco, accompagnata dal coro unanime del pubblico "dov'è il silenzio dove". Vecchioni si racconta, o meglio, racconta della sera in cui scrisse Alighieri, e poi la canta: “Nei tre canti di Cacciaguida /si descrive una Firenze "sobria e pudica",/ quando non era, "ancor giunto
Sardanapalo”/ a mostrar ciò che in camera si puote.“
Infine, con un repentino passaggio dal linguaggio forbito a quello “di strada” e con un sorriso, si congeda. È un attimo, il tempo di spostarsi per vedere meglio, e il trio di grandi, come per magia, è già sparito. Una bella serata, due ore di musica letteralmente volate via. E il palco desolatamente vuoto sa già di ricordo e di nostalgia.

Daniela Bellora

Link:
Sito ufficiale - http://www.vecchioni.it
Sito di Patrizio Fariselli - http://www.fariselliproject.it