Toto a Roma, Centrale Foro Italico - 14/07/2006

Dalla stazione abbandonata di Vigna Clara alla splendida cornice del Foro Italico: basterebbe questo per riassumere il cammino intrapreso dai Toto negli ultimi dieci anni. Un cammino che va dagli inferi dei binari su cui il gruppo americano fu costretto ad esibirsi nel 1996, fino al paradiso dei quattromila del Centrale del Tennis, in una notte stellata. In mezzo, a fare da raccordo, il purgatorio di Fiesta di qualche anno fa, con Lukather e soci a portare in giro il cover album Through the Looking Glass. Un buon concerto, ma privo del contagioso entusiasmo che si respirava al Foro Italico quest’anno. Se è vero che i Toto, al contrario di altre formazioni, non sono mai stati interessati a proporre un semplice greatest hits live, andare in tour con alle spalle un ottimo disco come Falling in Between deve aver trasmesso al gruppo una grossa carica.

Sono state proprio le note della vorticosa title track dell'ultimo album – una sorta di ideale punto d’incontro tra Yes e Led Zeppelin – ad aprire lo spettacolo. Passando per King of the World e Taint your World, fino al singolo Bottom of your Soul, uno dei pezzi più riusciti dell’intera serata, la conferma di quanto di buono avevamo detto e scritto riguardo al nuovo lavoro di studio è stata totale. Guidati dalla potente e precisa sezione ritmica costituita da Mike Porcaro e Simon Phillips – tra i più applauditi dal pubblico, i Toto hanno spaziato in lungo e in largo attraverso il loro repertorio, divertendosi a ripescare anche brani eseguiti raramente come Pamela e Isolation, o a riproporre in versione acustica alcuni vecchi successi. Emblematica a questo proposito la falsa partenza di Rosanna, introdotta da un curioso e divertente arrangiamento jazzato, prima di lasciare il posto al consueto groove di batteria. Molto positivo il contributo del nuovo tastierista Greg Phillinganes, chiamato a sostituire dal vivo ormai in via definitiva David Paich: sulle sue capacità tecniche, visto il curriculum, c’erano pochi dubbi; ma quello che più è piaciuto è stata la sua capacità di inserirsi, musicalmente e scenicamente, in un contesto pirotecnico e spettacolare come solo un concerto dei Toto può essere. Forse proprio nel dinamismo di Phillips e Phillinganes va cercata la chiave di questa rinascita del gruppo californiano, ora finalmente libero di esprimersi al meglio grazie anche al contratto con una “piccola” etichetta come l’italiana Frontiers. In attesa dell’annunciato evento per festeggiare il trentennale della band, Lukather e soci salutano il pubblico romano con un lungo medley in cui brani vecchi e più recenti (da Kingdom of Desire a Gift of Faith, fino a Goodbye Girl) si susseguono testimoniando la grande vena creativa mantenuta dalla band in tutti questi anni. La chiusura con Home of the Brave e Africa è quasi obbligata, eppure non sa di cliché… sarà per la grinta del vecchio leone Bobby Kimball, o per la doppia cassa “educata” di Simon Phillips, ma ancora una volta i Toto riescono a trasformare una sera d’estate in una serata speciale.

Un ultimo pensiero va ad un amico che sarebbe sicuramente stato seduto sulle gradinate del Foro Italico, se solo la vita glielo avesse permesso. Ora Alessandro è insieme a Jeff, e quando a un certo punto Steve Lukather manda un bacio verso il cielo, vogliamo credere che quel bacio sia anche per lui.

Paolo Carnelli



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