Rock 50, Auditorium della Musica di Roma - 28/12/2004

50 anni di rock a Roma. Dopo gli anni sessanta con Dik Dik, Camaleonti e Maurizio Vandelli, nella tre giorni all’Auditorium della Musica è la volta degli anni settanta e del rock progressivo. Tony Pagliuca, Patrizio Fariselli e il Banco del Mutuo Soccorso regalano emozioni e sorrisi al folto pubblico accorso a riempire la platea della sala S.Cecilia. Tre ore di spettacolo, di sorprese, di ottima musica, in una serata variegata in grado di soddisfare attese e palati differenti: tutta cuore ed energia l’esibizione di Pagliuca, colta e ricercata quella di Fariselli, impeccabile quella del Banco nella ormai rodatissima line up acustica.


Tony Pagliuca a Rock 50 (Foto: Paolo Carnelli)

Ma partiamo dall’inizio. Eravamo un po’preoccupati, visto l’affetto che ci lega al personaggio, per l’esibizione di Tony Pagliuca: la responsabilità di aprire una serata così importante, in una cornice così imponente come quella dell’Auditorium, i contrattempi della immediata vigilia (il batterista Davide Ragazzoni bloccato a letto con l’influenza), ci avevano fatto temere il peggio. Invece Pagliuca è stata la vera sorpresa della giornata. Ben coadiuvato dal bassista Lello Gnesutta e dal batterista Marco Campigotto, Tony si è posizionato dietro il suo vecchio organo Hammond scavando fuori dai tasti deliziose modulazioni timbriche e ruggenti sequenze ritmiche. Dopo l’attacco perentorio di Collage, ecco la prima grande sorpresa della serata: l’ex tastierista delle Orme chiama sul palco Patrizio Fariselli. E il Maestro, rilassato e sorridente, si siede al pianoforte a coda per duettare con Pagliuca in una avvincente jam session, in cui il piano e l’organo si rincorrono in una corsa senza fine. L’ingresso del giovanissimo cantante Matteo Dalla Chiara ci riporta ai grandi classici del repertorio ormistico: Gioco di bimba, Felona, una lunga Era inverno, caratterizzata dalla intrigante improvvisazione centrale. La chiusura è da brividi: stavolta è Francesco Di Giacomo a salire sul palco. L’Hammond di Pagliuca ruggisce un’ultima volta sugli accordi di Sguardo verso il cielo, interpretata da Francesco con l’entusiasmo e la rabbia di un ragazzino. Chapeau.


Patrizio e Loretta Fariselli a Rock 50 (Foto: Paolo Carnelli)

All’energia contagiosa di Pagliuca, segue la cultura avanguardistica di Patrizio Fariselli. Il Maestro presenta infatti il suo nuovo lavoro, Area, variazioni per pianoforte, che lo vede reinterpretare da solo al piano i brani storici degli Area, in una chiave ancora più estrema e jazzata. A coadiuvare Patrizio sul palco, la sorella Loretta, danzatrice contemporanea, che asseconda il fratello con movimenti estremamente suggestivi, offrendo una interpretazione visiva dei brani proposti. L’attenzione del pubblico si tende alle note di Arbeit Macht Frei e si scioglie in un lunghissimo applauso per un interprete dalla tecnica e dalla sensibilità sopraffina. L’inconfondibile giro melodico di Luglio, agosto, settembre… nero che chiude l’esibizione mi riporta indietro all’ultima volta che avevo visto Fariselli dal vivo, a Napoli nel 2001, in occasione del trentennale degli Osanna. Patrizio sembra ora ancora più a suo agio nel ruolo di portavoce di un’esperienza musicale importante e irripetibile come quella degli Area, che l’ovazione finale del pubblico dimostra essere ancora ben presente nel cuore della gente.

A porre il sigillo su una serata emozionante è chiamato il gruppo prog romano per eccellenza: il Banco del Mutuo Soccorso. La scelta della veste acustica, con l’apporto prezioso di Alessandro Papotto ai fiati, ben si conface alle caratteristiche della Sala S.Cecilia dell’Auditorium, senza togliere però impatto all’esibizione. La scaletta è quella di sempre, da R.I.P. a La conquista della posizione eretta, passando per Il ragno e Metamorfosi, ma la suggestione di certi brani è ugualmente forte. Tra un pezzo e l’altro c’è spazio per le considerazioni di Vittorio e Francesco, per i siparietti che vedono protagonisti due compagni di avventura tenuti insieme dalla forza di quella musica che ha attraversato gli anni settanta con l'energia e la velocità di un treno in corsa. Tutti sul palco, abbracci e strette di mano. Il pop italiano per una sera è ancora tra noi.

Paolo Carnelli