PROCOL
HARUM a Roma, Stazione Birra - 26/10/2006
Ci sono concerti che non si possono raccontare: bisogna viverli. Il concerto
dei Procol Harum alla Stazione
Birra di Roma è stato uno di questi. Guidati da un commovente Gary
Brooker, uno di quelli che non si preoccupano di tingersi
i capelli bianchi ma li indossano con orgoglio insieme a tutti gli altri
segni del tempo, Geoff Dunn
(batteria), Matt Pegg (basso),
Josh Phillips (organo e
tastiere) e il veterano Geoff Whitehorn
(chitarra) hanno regalato ai circa 500 presenti una serata palpitante.
Pur orfano di Matthew Fisher
(attualmente in causa con Brooker per i diritti di A Whiter Shade
of Pale), il gruppo ha offerto 90 minuti di musica intensa, sudata,
espressione di un magistrale rock blues fortemente ancorato alle radici
degli anni sessanta. A tre anni dal concerto del Centrale del Tennis,
Brooker e soci hanno ripercorso in due parti le pagine più belle
della gloriosa band inglese, lasciando per il finale dei due set i brani
più celebrati: Homburg (L’ora
dell’amore), A Salty Dog,
Barnyard Story, fino al bis attesissimo
di A Whiter a Shade of Pale. Sezione
ritmica impeccabile, con Matt Pegg (figlio di Dave, bassista con Jethro
Tull e Fairport Convention) e Geoff Dunn (per queste date subentrato al
posto dell'indisponibile Mark Brzezicki) a sostenere i contrappunti gustosi
di organo e chitarra; ma soprattutto la voce incredibile di Brooker, 62
anni vestiti in giacca nera e camicia bianca, una spilla a forma di chiave
di violino sull’occhiello: una voce che non è esagerato definire
tra le più belle e importanti della storia del rock.
Gary parla con il pubblico tra una canzone e l’altra, invita a riflettere
sul surriscaldamento del pianeta che sta producendo giornate insolitamente
calde e soleggiata per questa stagione, snocciola alcune parole in italiano:
vino rosso, Asti spumante, limoncello... poi chiede l’ora: “Mezzanotte…
allora è il momento di un blues”. La voce di Brooker si impenna
per raccontare l’ultima storia: come i marinai di A
Salty Dog, anche noi ci scopriamo a piangere per la commozione.
È vero, ci sono concerti che non si possono raccontare. Bisogna
viverli.
Setlist
Prima parte: Conquistador/Grand Hotel/One
Eye on the Future/An Old English Dream/Long Gone Geek/Homburg/Perpetual
Motion/Simple Sister
Seconda parte: Bringing Home the Bacon/Pandoras
Box/Fat Cats/Something Following Me/Butterfly boys/Juicy John Pink/Barnyard
Story/A Salty Dog
Bis: The VIP Room/A Whiter Shade of Pale
Paolo
Carnelli

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