Nell'Anima a Roma, Locanda Atlantide - 20/10/2004

Ieri sera lo spettacolo "Nell'Anima" ha garantito emozioni. Ma non così gratuitamente, come si potrebbe magari prevedere: le emozioni a cui mi riferisco sono quelle, oscure ma vere e vitali, che non ti aspetti ad una performace prettamente musica o teatrale: dolore, solitudine, disperazione, speranza, abbandono, rassegnazione si sono tutte fuse in un vortice magmatico, il cui dispiegarsi non ha concesso distrazione alcuna.

La voce di Massimo Onesti, magnetica, mesmerica, fascinosa, dolorosa, ti solleva dalla sedia e ti scaraventa dentro quella spirale spirituale e carnale allo stesso tempo. Un limbo sospeso tra realtà e trasfigurazione della realtà: le paure del trovarsi faccia a faccia con il proprio io diventano le vere Sovrane da contemplare e allo stesso tempo da combattere, al fine di rovesciare il loro regno di oscurità, per ritrovarsi liberi ma, probabilmente, ancora più soli. La questione dunque è: bisogna imparare a convivere con le proprie paure, accettandole come parti vive di noi, o si deve, necessariamente, ucciderle? L'apporto sonoro di Paolo Carnelli, perfettamente integrato con la recitazione, ha materializzato progressivamente i fantasmi dell'ego e, lentamente nella catarsi sensoriale, si trasformato in una sorta di "Virgilio per Dante", accompagnando l'ascoltatore/spettatore attento, su questo impervio sentiero. Quando poi la recitazione di Massimo Onesti si è trasformata in canto, allora le vibrazioni emozionali hanno permesso al cuore di riscaldarsi. Solo per un attimo, per poi rituffarsi fra onde dell'irrisolto. Andrea Guglielmino al basso-a-cinque-corde, al debutto in questa veste di musicista teatrale, ha fornito inedite svolte al flusso sonoro e a chi ha visto le prime rappresentazioni della performance, dando la sensazione di maggior concretezza al raffinato progetto musicale che sottende a "Nell'Anima". Un progetto che si dipana fra ambient, elettronica, escursioni pianistiche, noise, pulsazioni dark e lacerazioni industrial.



Nell'Anima - Roma, 20/10/2004 (foto Carlo Carnelli)


"I have my fears, but they do not have me" canta Gabriel in Darkness. Nell'anima, dove nessuna finzione esiste, il concetto si ribalta: "I have my fears, they are me!" Gli autori e interpreti di "Nell'Anima" chiamano "percorso simbolico" questo trasmigrazione di idee e questo dolente stato di allerta dei sensi. Questo termine assume però piena veridicità solo se pienamente vissuto da chi si trova sotto il palco: in tal caso può trasformarsi in un sentiero nella tenebra del proprio spirito, una via che attraversa quegli appezzamenti che la nostra coscienza tende a nascondere sotto i sedimenti della "vita reale". Una strada che diventa possibilità e che, ad ogni passaggio, può rivelare sempre maggiori orme da seguire. Per uscire fuori e respirare la luce. Con il viatico indispensbile di una Arte senza compromessi.

Stefano Fasti


Info: www.wonderoustories.it/Nellanima/index.htm