La Maschera di Cera + Taproban a Roma, Stazione Birra - 19/05/2006

Era stata presentata come una grande serata all’insegna del prog sinfonico e così è stato: tre ore di musica che hanno soddisfatto appieno gli appassionati presenti, ben felici di lustrarsi occhi e orecchie davanti a una vera e propria sfilata di Minimoog, Rickenbacker, doppi manici, flauti e tempi dispari. Le note del glorioso Mellotron o quelle dell’Hammond hanno risuonato a lungo sullo splendido palco della Stazione Birra, lasciando una scia che sa di anni settanta. Eppure l’elemento più interessante della serata, oltre alla presenza tra il pubblico di un gran numero di giovani, è stato constatare come sia i Taproban che La Maschera di Cera, pur in maniera diversa, siano stati capaci di andare oltre il semplice citazionismo che purtroppo caratterizza tanti gruppi neo prog, per arrivare a una proposta musicale che gode di una sua piena e totale individualità. I Taproban, nei cinquanta minuti a loro disposizione, hanno presentato per la prima volta dal vivo alcuni dei brani che andranno a comporre il loro terzo album Posidonian Fields, in uscita a fine anno su etichetta Mellow Records. Dopo la forza terrena dei mostri del giardino incantato di Bomarzo cantata nel debut album Ogni pensiero vola, e le sideralità spaziali piene di incognite affrontate nell’ottimo Outside Nowhere, è ora la volta delle profondità e degli abissi marini. Un viaggio appassionante che ha avuto il suo culmine nella discesa senza fine di Octopus, dove l’impeto e la coesione del terzetto romano hanno raggiunto vette di assoluta eccellenza.

Alessandro Corvaglia  (foto Simone Cecchetti)

Più orientata al recupero della melodia tipicamente italiana invece la proposta della Maschera di Cera, che con il nuovo album Luxade prodotto dalla Immaginifica di Franz Di Cioccio segna una nuova riuscita tappa nella sua missione di riattualizzazione del prog italiano degli anni settanta. È difficile spiegare cosa distingue un gruppo come la Maschera di Cera da altri gruppi affini per genere e proposta musicale attualmente in attività: si potrebbe genericamente parlare di amorevole e sentita sintonia con uno stile tutto italiano, fatto di suggestive armonie prima che di complicati incastri strumentali, o di riuscite melodie piuttosto che di forzati cambi di atmosfera. Certamente la presenza di un vocalist di grande livello come Alessandro Corvaglia, tra i migliori attualmente in circolazione e non solo nel nostro paese, ha reso più agevole il compito del leader Fabio Zuffanti (basso) e del suo alter ego Agostino Macor (tastiere): tuffatisi consapevolmente nel mare magnum della musica italiana degli anni settanta e riemersi vincitori grazie alla riscoperta della sua essenza dichiaratamente melodica. Completano l'organico la ritmica solida ed efficace del batterista Maurizio Di Tollo, e il flauto incantato di Andrea Monetti, vero e proprio ponte di collegamento con la proposta di gruppi storici come Osanna, Delirium o Quella Vecchia Locanda. Per chi non si è potuto gustare il concerto, durato quasi due ore, il consiglio è di recuperare almeno il videoclip di Orpheus dal sito ufficiale della band: un video che probabilmente non passerà mai in televisione ma che ha raggiunto in pochi giorni la ragguardevole cifra di 2.500 download effettuati. Come diceva Roberto Vecchioni, "anche questo è amore".

Paolo Carnelli


Link:

La Maschera di Cera - http://www.mascheradicera.com
Foto della serata - http://www.stazionebirra.it/mascheradicera.htm