Echolyn: la consacrazione in una notte romana

Lo spettacolo inizia alle 22.30, quando Chris Buzby, Ray Weston, Brett Kull, Tom Hyatt e Paul Ramsey salgono sul palco e si tuffano in una tirata versione di Brittany, brano contenuto nel troppo sottovalutato Cowboy Poems Free, album che nel 2000 ha sancito il ritorno sulle scene del gruppo americano dopo il temporaneo scioglimento avvenuto cinque anni prima. Il brano gode dello stesso trattamento ricevuto in occasione del recente dvd live Stars and Gardens: la parte centrale viene infatti rimodellata e stravolta per lasciare gradualmente posto a un altro brano di Cowboy Poems Free, la struggente High as Pride, in una sorta di medley. La successiva Georgia Pine è il primo degli estratti dal nuovo album The End is Beautiful; seguiranno nel corso della serata Heavy Blue Miles, la title track e la conclusiva Misery not Memory. La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un gruppo quadrato, affiatato, che si è preparato a lungo in vista dell’appuntamento con il pubblico europeo: Brett Kull, abito da boscaiolo e barba rossa, giganteggia con la sua chitarra, mente l’altra anima della band, il tastierista Chris Buzby, appare più defilato con il suo set di tastiere, in cui il Fender Rhodes e l’Hammond la fanno da padroni. Un'ovazione accoglie l’attacco perentorio di The Cheese Stands Alone dall’album capolavoro As the World, probabilmente il punto più alto della serata, interpretata alla perfezione da un Ray Weston vocalmente in stato di grazia. Tutto funziona alla perfezione: in particolare la sezione ritmica si giova del ritorno in pianta stabile del versatile bassista Tom Hyatt, che insieme al batterista Paul Ramsey spinge i brani con consumata autorevolezza. La setlist spazia oculatamente all’interno della produzione del gruppo, passando da Mei (di cui viene proposto un corposo estratto) al gioiello Suffocating the Bloom, con la title track e una versione acustica di One Voice. Durante Mei Ramsey e Hyatt si alternano al basso e alla chitarra, scambiandosi gli strumenti. Si chiude con l’immancabile As the World, dilatata in una divertente jam session, mentre il bis è affidato a una deliziosa One for the Show (ancora da ATW) e alla nuova, oscura, Misery not Memory.

 

Echolyn alla Stazione Birra di Roma - 09/09/05 (foto Carlo Carnelli)

 

I musicisti si mescolano al pubblico per le foto ricordo e per gli autografi: giganti dentro e fuori dal palco, i cinque promettono che tra un paio d’anni proveranno a tornare; magari anche per permettere a chi stavolta è stato bloccato dal nubifragio di godere dello spettacolo, o per far ricredere chi non ha intuito che serata sarebbe stata… con gli Echolyn il nuovo movimento progressivo degli anni novanta ha trovato un interprete non solo credibile, ma destinato ad essere ricordato e ascoltato nel tempo al pari dei capostipiti degli anni ’70. Va sottolineato infine come proprio con gli Echolyn abbia preso avvio la stagione concertistica alla Stazione Birra di Roma, locale che grazie anche alle ultime migliorie apportate (palco ancora più ampio, impianto luci e amplificazione potenziata) si conferma sempre più come il posto più adatto per chi vuole ascoltare musica dal vivo di qualità nella Capitale.

Setlist: Brittany, Georgia Pine, Heavy Blue Miles, 67 Degrees, The Cheese Stands Alone, The End is Beautiful, Mei (estratti), One Voice, Suffocating the Bloom, Human Lottery, As the World. Bis: One for the Show, Misery not Memory.

Paolo Carnelli

Link:
Sito ufficiale - http://www.echolyn.com
Sito della Stazione Birra - http://www.stazionebirra.it

Vai alla galleria immagini della serata