DAVID
CROSS BAND a Roma, Stazione Birra - 22/02/2007
Ci sono alcuni concerti che sono destinati più di altri a rimanere
parte della storia personale di ognuno di noi. A volte a rendere memorabile
una serata è la consapevolezza di essere di fronte a qualcosa,
nel suo piccolo, di unico e inatteso. A volte è semplicemente il
piacere, in un mondo in cui non ci si meraviglia più di niente,
di scoprirsi piacevolmente sorpresi. È proprio su questo tipo di
sensazioni che sta lavorando da anni l’amico Guido
Bellachioma, con il suo Progressivamente
Festival: una serie consistente di concerti che vanno
spesso oltre il mainstream, se di mainstream si può parlare in
ambito progressive, andando a riscoprire artisti storici che senza clamore
portano avanti il loro discorso musicale. Uno di questi è senza
dubbio David Cross. Violinista
con i King Crimson di Lark’s
Tongues in Aspic, Starless and Bible
Black e Red, dopo essersi
dedicato per anni al teatro, Cross ha iniziato un suo percorso solista
alla fine degli anni ottanta, culminato in album interessanti come Testing
to Desctruction (1994), Exiles (1998) e il recente Closer
than Skin (2005).
Davanti a un pubblico non numerosissimo ma caloroso, David Cross
ha proposto una scaletta estremamente serrata, perfettamente in linea
con quel sound «a un passo dal metal», come lo ha
definito il chitarrista Paul Clark,
dominato proprio dall’interplay tra il violino e la chitarra elettrica:
incastri e rimandi tipicamente Crimsoniani, inseriti in maniera coerente
ed efficace all’interno dei vari brani. Poche divagazioni solistiche
e molto lavoro sulle strutture e sulle metriche delle composizioni. Sul
palco, insieme a Clark, Cross e al bassista Mick
Paul, co-autore dei brani presenti negli ultimi due album
dell’ex King Crimson, tre giovani ragazzi inglesi: il diligente
Alex Hall alle tastiere
e campionamenti, l’ottimo Joe Crabtree
alla batteria e il convincente Arch Stanton
alla voce. E proprio la vocalità calda ed espressiva di Stanton
(vicina a quella di John Wetton
e David Sylvian), insieme
al violino di David Cross, è stata il trait d’union tra presente
e passato: dai brani dell’ultimo Closer than Skin –
Are We One?, I
Buy Silence – ai pezzi meno recenti come Tonk,
Black Ice e la splendida Calamity,
fino ad arrivare al repertorio crimsoniano. Tre gli estratti dalla produzione
del gruppo di Robert Fripp: Exiles,
Starless e 21st
Century Schizoid Man. La prima è stata eseguita attenendosi
fedelmente alla nuova versione contenuta sull’omonimo album del
1998, caratterizzata da una lunga intro di tastiera; l’ultima, unico
bis, ha esaltato il pubblico con la sua carica estrema di energia. Ma
è stata Starless a rappresentare
senza dubbio il punto più alto della serata: una riedizione impeccabile,
completa, commovente, personalmente la migliore che abbia mai avuto modo
di ascoltare dopo quella degli stessi King Crimson.
Sagoma dinoccolata, quasi defilato sulla parte destra del grande palco
della Stazione Birra, David Cross
dimostra di sapere maneggiare con maestria il suo violino bianco, filtrandolo
attraverso una pedaliera con distorsioni e delay. Negli occhi di quest’uomo
non c’è voglia di rivalsa, ma solo il desiderio di ricordare
al pubblico che tanti anni fa, di quella avventurosa line up, faceva parte
anche lui. Per anni, ci ha confessato prima del concerto, ha preferito
scappare, nascondersi da un’eredità troppo pesante e condizionante.
Ora che gradualmente si è riconciliato con il suo passato, David
Cross è forse giunto più vicino al cuore dei King Crimson
di quanto non lo siano attualmente i King Crimson stessi.
Setlist: David's intro - Nurse Insane - Are We One?
- Learning Curve - Exiles - I Buy Silence - Black Ice
Calamity - Tonk - Starless Encore: 21st Century
Schizoid Man
Paolo
Carnelli

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