Adrian
Belew a Roma, Stazione Birra - 05/04/2006
Così, quando mancano pochi minuti alle 23, la sagoma inconfondibile di Ade fa la sua comparsa sul capiente palcoscenico della Stazione Birra: sgargiante completo rosso e immancabile maglietta bianca attillata, capelli lunghi ormai più bianchi che neri. L’inizio è interamente dedicato a lui: da solo, seduto sul suo sgabello, Adrian produce un loop di chitarra su cui distende una parte del suo corposo repertorio sonoro, estraendo dalle sei corde una moltitudine di suoni multicolori. “Ciao”, ed è la volta di un brano cantato, che lo stesso Belew definisce particolarmente difficile da cantare e suonare contemporaneamente. In effetti l’accompagnamento di chitarra è costituito da un intricatissimo riff stoppato su cui va a posarsi in maniera apparentemente slegata la melodia vocale. Falsa partenza. Buona la seconda. Con l’ingresso sul palco dei fidi Mike Hodges (batteria) e Mike Gallaher (basso) la serata entra nel vivo, e da parte di quasi tutti i presenti inizia il conto alla rovescia che porta dritto ai pezzi dei King Crimson. Un antipasto arriva quasi subito con una buona versione di Dinosaur, seppur penalizzata dall’assenza di una seconda chitarra e dalla difficoltà da parte di Hodges nel riproporre la doppia partitura che fu di Bruford e Mastelotto. Gallaher comunque è una macchina da guerra e con il suo basso potente e versatile assicura ai brani in scaletta un impatto notevole. A dire il vero sorprende un po’ la prominenza di cui il buon Mike gode all’interno del mix di sala, cosa che a volte va a discapito della chitarra di Belew, ma si tratta evidentemente di una scelta ponderata e avallata dallo stesso Ade. Quando sta per scoccare la mezzanotte, ecco l’annuncio tanto atteso:
“Spero che vi siate divertiti con il nostro piccolo trio. Adesso
vorrei farvi ascoltare qualche brano di un gruppo con cui a volte mi capita
di suonare”. Tripudio generale, e pubblico in delirio per una sequenza
che ci regala tre perle come Frame by
Frame, Three of
a Perfect Pair e (come bis) una rabbiosa Thela
Hun Ginjeet. Sono versioni in parte destrutturate,
vicine come approccio a quelle dei brani dei Genesis riproposti da Steve
Hackett in Genesis Revisited:
il cuore pulsante dei pezzi rimane intatto, magnificato dalla carica della
performance del trio, mentre l’impianto è ridisegnato attraverso
cambi di tempo, digressioni strumentali e variazioni che mettono in evidenza
la grande versatilità dei musicisti. Un’ora e un quarto di
concerto e Ade scompare dietro le quinte, ma il pubblico è ugualmente
felice, inebriato da un finale pirotecnico e pulsante. Ora tocca a Tony
Levin e poi, a giugno, sarà la volta di Mr.
Fripp in persona. In attesa del ritorno del Re (Cremisi). |
Link: Adrian Belew - http://www.adrianbelew.net/ Foto e video della serata - http://www.stazionebirra.it/below.htm |