ARPIA
a Ostia, Teatro Affabulazione - 26/05/2007
Quattro figure nere in uno spazio nero, una sorta di scatola magica
piena di suoni e di oggetti: un vecchio baule, uno specchio ovale, delle
borse penzolanti appese al soffitto che trasmettono ancora di più
un senso di oppressione. Un’atmosfera che non sarebbe dispiaciuta
al genio visionario di David Lynch:
no hay banda. Solo che al Teatro Affabulazione di Ostia la banda
c’è, eccome: al loro ritorno live dopo tanti anni, gli Arpia
si dimostrano interpreti e musicisti preparati, capaci di riproporre i
brani del loro nuovo album Terramare
in maniera impeccabile. Anche dal vivo il dark metal del trio di Fiumicino
si alimenta soprattutto sulle trame chitarristiche di Fabio
Brait, autentico muro elettrico, capace di generare distorsioni
taglienti e avvolgenti al tempo stesso, grazie all’uso sapiente
di delay e riverberi. Poggiato sopra l’amplificatore di basso, un
notebook bianco dal quale vengono fatte partire le basi di tastiera che
il cantante e bassista Leonardo Bonetti
ha sovrainciso in alcuni brani del disco.
Ma la rivelazione della serata è tutta nella presenza dirompente
della minuta Paola Feraiorni:
non solo ottima voce, ideale contraltare alle tonalità basse di
Leonardo Bonetti, ma anche elemento mobile, attrice. È lei infatti
l’interprete, insieme all’attore Alessandro
Di Somma, della storia che durante lo spettacolo si intreccia
con le musiche dell’album. Una storia scritta dallo stesso Bonetti,
un monologo che racconta «l’enigma di due amanti e dei loro
rapporti di forza, sempre messi in discussione e costantemente contraddetti»,
in cui Paola è chiamata a schizzare da una parte all’altra
del palco come una farfalla impazzita: correndo, camminando, danzando,
contorcendosi, cambiandosi d’abito, costantemente inseguita dalle
luci puntuali di Tonino De Sisinno.
Musica e recitazione si snodano lungo percorsi paralleli, in cui uno è
la proiezione dell’altro, quasi anticipandone temi e sviluppi: la
fuga impossibile di Diana, l’incontro
disperato di Mari, il ritratto macabro
di Monsieur Verdoux, sono la manifestazione
dei due poli terra/mare – uomo/donna e di alcune delle loro possibili
interazioni. In un orizzonte così crepuscolare, splende ancora
più forte la luce di una delicata ballata come Piccolina,
prima dell’esplosione finale di Terramare,
condotta con il consueto rigore percussivo da Aldo
Orazi. Così dopo poco più di un’ora
le luci si accendono, e scopriamo una sala piena di persone accaldate
ma felici: il rito di Arpia si rinnova e accoglie nuovi proseliti.
Paolo
Carnelli

Lo spazio scenico del teatro Affabulazione prima e durante la
performance (foto Paolo Carnelli)
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