ACUSTICA/MENTE 2004 - Prima rassegna di musica acustica - Grottaminarda (AV), 27 agosto 2004

<<Scusa io non ho capito, perché “Acustica/Mente”?>>. <<Mah, “Acustica” si capisce, “Mente” forse si riferisce a qualcosa di intellettuale…>>. <<Ma chi è quel tipo strano coi baffoni che gira in piazza?>>. <<Ah non lo conosci? È Marcello Vento, il percussionista! Dicono che farà cose strane stasera…>>. <<Ma scusa, non è un festival prog? C’è il Notturno Concertante, Tony Pagliuca: eccolo là, lo riconosco!>>. <<Prog? Sì, però c’è anche un cantautore, poi si svolge tutto in piazza, è una cosa un po’ particolare…>>. Tante domande, facce incuriosite che gironzolavano in piazza 16 marzo, i cittadini grottesi increduli, proprio lì stava per svolgersi un festival di musica che si annunciava “diversa”. In questa calda estate di prog lo staff di “Acustica/Mente” ha tentato una via nuova, coraggiosa. Non un prog festival né un folk festival, come i tanti che si rincorrono nella penisola ogni estate: un qualcosa di diverso, a cavallo tra diversi generi, approcci e culture. Il pubblico se ne è accorto, reagendo con stupore: per il cantautore e il gruppo grottesi, che hanno regalato un’inaspettata performance, per un Pagliuca in sordina, per Marcello Vento che ha lasciato tutti allibiti.

Luciano Bruno è un cantautore sensibile, di cuore. Era nella sua piazza: ha eseguito quattro brani, sciogliendosi pian piano. Come ad un esame, si è lasciato andare e ha ingranato la marcia giusta, capendo di avercela fatta. Bruno è un ottimo melodista, con molto gusto e brani briosi, confezionati con garbo: meno perfetto come vocalist, ha proposto pezzi immediati e diretti, tutti dal secondo album Blu (2004). Una piccola grande vittoria.

Tony Pagliuca è una persona splendida: umile, solare, disponibile con chiunque nella piazza. È grande la sua tenacia: il 2004 è stato anche il suo anno. Tony si è rimesso in gioco per tornare in pista e lui stesso ironizza sulla difficoltà per un “vecchietto” di rientrare in un certo circuito. Ha avuto coraggio anche questa sera, anche se ha tentato l’esecuzione - in prima assoluta - di alcuni brani troppo dispersivi. Un medley al piano elettrico tratto da Venerdì (il disco delle Orme del 1982), un brano per organo a canne, una folk song dedicata alle sue origini abruzzesi, persino una poesia di Elio Pecora cantata alla chitarra. Un’esibizione rischiosa: è stato lo stesso coraggio che segnò il proverbiale pionierismo delle Orme. Sicuramente Tony è più a suo agio con un gruppo: lo ha dimostrato con Massimo Donà, con i Malaavia, anche con il Notturno Concertante, con il quale ha esibito - in un caldo finale, ideale toccasana contro il freddo della serata - un gradito medley delle Orme, per l’occasione rivisitato secondo l’ottica folk/prog del Notturno.


Il percussionista Marcello Vento durante una delle sue esibizioni (foto Paolo Carnelli)

Per un Pagliuca che non ha convinto fino in fondo, un gruppo che ha vinto. La posta in palio era alta: 20 anni di carriera, un ritorno al sound delle origini, quelle “preistoriche” (ancor prima del disco d’esordio The Hiding Place, 1990), con due chitarre, lo studio accademico in testa e Anthony Phillips nel cuore. Il Notturno Concertante era lì, nella piazza dove nacque, 20 anni prima, con quel sound che ha inseguito per anni, con il suo sogno divenuto realtà: suonare faccia a faccia con Grottaminarda, rielaborando l’amore/odio per il proprio paese. “Ci siamo anche noi”: 20 anni sono un bel biglietto da visita, ma l’esibizione del gruppo è stata davvero eccellente. Il Notturno - con formazione rinnovata e promettente - ha coinvolto il pubblico con un suono mai così corposo e speziato. Brani vecchi e nuovi si rincorrevano come in una danza: folk, rock, romanticismo e verde Irlanda, mediterraneo e new age, Irpinia e respiro internazionale, con qualche arrangiamento prossimo al jazz. Una nuova via allo spirito progressivo: non cercate altrove.

Parlavamo di stupore: Marcello Vento ci aveva avvertiti: <<faccio nà cosa strana, un’evoluzione dall’animale all’uomo con le percussioni, io ho studiato mimica, poi ve faccio vedè…>>. Era davvero atteso: le luci si rincorrevano nella piazza, un vento primordiale aleggiava mettendo i brividi agli spettatori. Vento è arrivato così, all’improvviso, strisciando lentamente: uomo-serpente con il guscio da tartaruga e una cresta infuocata, baffi verdi, occhi di brace e uno sguardo davvero poco umano. Si avvicina al palco sibilando parole incomprensibili, con occhiate minacciose. Reazioni incontrollate. Ma era prevedibile, è l’animale, simbolo dell’irrazionalità, del subconscio e delle potenze istintive anche nei Tarocchi, sprigiona un magnetismo incontrollato e il pubblico reagisce con altrettanto istinto: qualcuno ride, i bambini rabbrividiscono, la piazza si riempie di curiosi, tutti gli si fanno attorno. Vento utilizza un singolare parco-percussioni, mima movenze che risvegliano i ricordi più lontani di ogni spettatore, scende tra il pubblico e fa reggere il suo darabuka a un malcapitato Mario Giammetti (direttore di “Dusk”). Trilok Gurtu e Nanà Vasconcelos non hanno mai fatto nulla di così nuovo, espressivo, provocatorio. Un’esibizione davvero gradita, da non perdere.

E il pubblico? Piazza piena e tanta curiosità. Ripensate alcune impostazioni e rivista la logica dell’organizzazione ci sono tutte le carte in regola per bissare l’anno prossimo.


Donato Zoppo

Link:
Notturno Concertante - http://www.notturnoconcertante.it
Luciano Bruno - http://www.lucianobruno.it/
Tony Pagliuca - http://www.tonypagliuca.it
Marcello Vento – http://www.jennysorrenti.it