GREENWALL
Lingue di allodole in gelatina
a cura di Paolo Carnelli

Greenwall è un progetto musicale che Wonderous Stories segue con attenzione ormai da diversi anni. Dal debut album Il petalo del fiore e altre storie del 1989, passando per il successivo Elektropuzzles (2000) e per la partecipazione al progetto Kalevala, il gruppo romano ha sviluppato uno stile sempre più interessante e personale, mescolando con risultati notevoli prog, jazz, fusion e cantautorato. In attesa dell’uscita del nuovo album From the treasure box su etichetta Rock Revelation, Greenwall ha preso parte al tributo italiano ai King Crimson, The letters – An unconventional guide to King Crimson, che sarà pubblicato entro l’anno dalla Mellow Records, con una interessante rivisitazione di Larks’ Tongues in Aspic part I.
Proprio di questo abbiamo parlato con il leader della band, il tastierista e compositore Andrea Pavoni

Wonderous Stories: Allora Andrea, innanzitutto chi suona su questa versione di Larks’ Tongues in Aspic part I?

Andrea Pavoni: Beh, suona il gruppo che hai avuto modo di ascoltare nelle ultime uscite, con l’eccezione del batterista, che non è Andrea Moneta. In realtà subito dopo la lavorazione di From the treasure box abbiamo deciso di comune accordo con Andrea di interrompere, almeno temporaneamente, la nostra collaborazione. Andrea infatti si sta dedicando al country come bassista e aveva sempre più problemi a fare concerti con noi. In pratica per questo brano ci siamo trovati senza batterista. Così con grande fatica, ma enorme piacere, ho ritrovato Pierpaolo Ferroni, il vecchio batterista dei Montefeltro, che però con loro non ha più niente a che fare. In questi anni Pierpaolo è stato a studiare in America, dove ha enormemente perfezionato il suo strumento e ha avuto modo di suonare con gente del calibro di Gary Chafee e Vinnie Colaiuta. Poi è tornato in Italia e dopo varie vicissitudini ora ha iniziato a collaborare con Rita Marcotulli. Mi sono impegnato molto per cercarlo finché tramite i Virtual Dream, con cui aveva collaborato per un breve periodo, sono riuscito a contattarlo. Pierpaolo è un musicista bravissimo ma anche molto disponibile dal punto di vista umano e così tra una prova e l’altra con Rita Marcotulli sono riuscito a coinvolgerlo sia nella suite di From the treasure box che nel tributo ai King Crimson. Come ti dicevo, il resto del gruppo invece è lo stesso delle ultime uscite, con Fabio Ciliberti al basso, Michela Botti alla voce, Riccardo Sandri alla chitarra (che ha registrato le sue parti in una settimana di ritorno dall’Arabia, dove è impegnato per lavoro) e Alfredo De Donno alle altre tastiere. In più c’è stata la partecipazione, straordinaria, di Anchise Bolchi al violino.

WS: Conoscevate tutti il pezzo?

AP: No, Alfredo ad esempio non l’aveva mai sentito. Del resto è bello essere in un gruppo ognuno con il suo background: Michela, che pure si è fatta le ossa con Withney Huston, ha capito immediatamente il contesto in cui si doveva muovere. Fabio inizialmente aveva qualche problema con questo brano, che è poco orecchiabile per i suoi gusti, ma poi se l’è cucito addosso alla perfezione, sorprendendomi positivamente.

WS: Chi ha scelto di coverizzare Larks’ Tongues in Aspic part I e perché?

AP: La scelta ovviamente l’ho fatta io, ma cercando di contemplare le esigenze/possibilità di tutti. La mia personale esigenza era quella di fare un pezzo difficile. Mi ricordo che nel caso del tributo ai Genesis (The river of constant change, edito da Mellow nel 1995 - NdR) nessuno si cimentò con qualcosa di realmente impegnativo e questo mi diede abbastanza fastidio.

WS: La vostra versione mi ha ricordato in qualche maniera il Genesis Revisited di Steve Hackett, dove alle partiture originali, rispettate alla lettera, si vanno ad affiancare intere sezioni completamente nuove, dei veri e propri inserti (vedi Firth of Fifth). Questo a mio avviso permette di produrre un contributo originale pur senza stravolgere la partitura, con cui è anche interessante misurarsi…

AP: Bravo. Secondo me per fare i King Crimson bisogna cercare di non “rifare” i King Crimson, nel senso che nei pezzi di quegli anni ci sono spesso solo degli sprazzi di partitura rigida inseriti in un andamento generale, che è un andamento di gruppo. In LTiA, ad esempio, si può percepire distintamente l’apporto di ogni singolo musicista. Per questo con Greenwall ho provato a ricreare questo tipo di situazione, facendo finta di essere “il sesto King Crimson”, e quindi costruendo delle nuove parti su tracce di nuove improvvisazioni, fino ad arrivare al punto in cui ci sono contemporaneamente tre batterie e due tracce di percussioni che eseguono una mia partitura originale.



Greenwall in concerto: Andrea Pavoni e Riccardo Sandri

WS: Ascoltando i tuoi inserti di piano mi è tornata in mente una mia vecchia idea che ho avuto modo di esternare già sulla mailing list Kingcrimsonitalia… tu una tastiera o un pianoforte nei King Crimson come li vedresti?

AP: Beh, come chi conosce i King Crimson già sa, c’è stato il periodo Tippet, dunque il pianoforte nei King Crimson non sarebbe una novità. Nello specifico, da tastierista in questo pezzo mi sono ritrovato quasi inevitabilmente a inserire delle parti di pianoforte e il risultato mi sembra buono, nel senso che la musica non ne viene compromessa. Non ne viene compromesso nemmeno il suono, perché secondo me è l’esecuzione quella che produce l’ "effetto – King Crimson": io ho registrato le mie parti con un normalissimo pianoforte acustico.

WS: Sì, ma non ti attirerebbe l’idea di andare a vedere oggi un concerto dei Crimson e trovare sul palco un pianoforte a coda?

AP: Il discorso è che fino a poco tempo fa nei King Crimson c’era una visione “duale” della musica: da una parte quella di Fripp, che è il leader, e dall’altra quella di Bruford, che vedeva l’evoluzione dei King Crimson in una prospettiva comunque jazzistica, che poi era quella che caratterizzava il gruppo negli anni ’70. All’epoca i King Crimson erano un complesso di jazz rock, nel senso che ubbidivano con strumenti rock a delle logiche di tipo jazzistico. Questo con LTiA è particolarmente evidente. In quel contesto tutto sarebbe stato possibile.

WS: A ben vedere però c’è anche la visione di Belew, quella più melodica e “beatlesiana”... o meglio c’era, visto che ormai i King Crimson sembrano essere diventati un gruppo assolutamente “Fripp – centrico”…

AP: In linea di massima sono d’accordo con te. Eppure quando sono andato a vedere il concerto a Roma lo scorso giugno, mi sono reso conto che i King Crimson sono un gruppo che comunque esprime sempre una visione della realtà, della civiltà contemporanea. I KC degli anni settanta esprimevano correttamente quella che era l’interpretazione della vita e della civiltà di quegli anni, attraverso un tipo di musica alcune volte anche molto libera, sottesa da questo grande ideale di libertà. Allo stesso modo la musica dei KC rispecchia molto bene gli anni ottanta, attraverso i ritmi binari e certe finte semplificazioni, certe costrizioni. Coerentemente, la musica attuale del gruppo, così cruda, complessa, non più improvvisata, poco espressiva (vedi lo stile percussivo di Mastelotto) si adatta alla perfezione ai tempi che stiamo vivendo.

WS: In questo senso cosa porterà secondo te la defezione di Gunn e il ritorno di Levin?

AP: Problemi. Perché Tony Levin sostanzialmente ubbidisce a principi più simili a quelli Brufordiani. Levin è un musicista libero che non parte da idee di progetto. Suona come si sente di suonare, sempre aperto alle sperimentazioni, ma non credo che si possa far condizionare da dei principi teorici in base ai quali poi produrre una musica in coerenza. Comunque dal mio punto di vista sono speranzoso, anche alla luce dell’apporto “silenzioso” di Levin in altri progetti come Liquid Tension Experiment.

WS: Per concludere: quando uscirà il tributo ai Crimson e in che formato?

AP: Sarà un doppio CD con EP che uscirà entro l’anno. Tra l’altro so che ci sarà una partecipazione del noto pianista jazz Stefano Bollani con Frame by Frame e anche solo il fatto di essere presenti in un progetto insieme a lui ci fa molto piacere.

Paolo Carnelli

Per maggiori informazioni: http://www.greenwall.it/