| EMANUELE
KRAUSHAAR Tic AtìEditore 145 pp. |
![]() |
Apre la serie di racconti una storia apparentemente normale, ma emblematica, che ruota attorno ad un gatto “bianco e pulitissimo”. Protagonisti, una coppia qualunque, una vita ordinaria, dove l’unico fattore straordinario è il gatto, il solo elemento comune di due vite che scorrono parallele senza intersecarsi, sui binari della quotidianità. La scomparsa incidentale del gatto (di proprietà della moglie) mentre era affidato al marito, causa la rottura del rapporto, rottura che si manifesta come silenzio totale da parte della moglie, comportamento ovvio in un rapporto privo di dialogo. Alla fine il gatto ricompare, meno pulito e meno bianco, malconcio come il rapporto tra i protagonisti. È l’occasione per ricomporre la frattura, ma il protagonista esita. Prende in considerazione l’idea di non riportare a casa il gatto. Il finale, lascia intendere che tutto tornerà alla situazione precedente. Ecco dunque uno dei più grandi nemici della comunicazione: la pigrizia, l’incapacità di spendere energie per costruire un dialogo. Il protagonista del racconto, preferisce la banalità e l’insoddisfazione alla fatica del rimettersi in gioco, al punto di tirarsi indietro quando il caso gliene offre l’opportunità. EK ha l’arte della
sintesi. Il linguaggio è semplice, ma estremamente efficace. Usa
espressioni tipiche dell’immaginario collettivo, scelta che gli
permette di descrivere personaggi con una sola frase. Personaggi che non
diventano cliché perché personalizzati dall’autore
attraverso il comportamento. Si limita a presentare i fatti; vede i mali
della società e li riporta. Non ha in mente di cambiare il mondo.
Per questo, il lettore ignaro che affronta il libro è come il gatto
“bianco e pulitissimo”. E proprio come il gatto si trova alla
fine, dopo aver attraversato le pagine e i personaggi, meno pulito e quasi
non più bianco (sia gatto che lettore non hanno colpa di quello
che accade, tuttavia la loro esistenza verrà modificata dal corso
degli eventi). EK invece,
a differenza del lettore e del felino, lui sì che è rimasto
bianco e pulitissimo. Forse perché non è un gatto. Daniela Bellora |
|
| Per maggiori informazioni: www.emanuelek.it | |