PETER HAMMILL
Singularity
FIE! 2006
Durata: 44’51''




Singularity è il primo album di Hammill dopo l'infarto del dicembre 2003. Incoherence, pur pubblicato nel 2004, era praticamente ultimato al momento del tragico evento, e Present, realizzato con i riuniti VdGG, rappresenta un capitolo a parte. Ecco dunque che certe sensazioni e certe tematiche, sedimentate e ponderate, trovano finalmente sfogo in quello che può essere considerato come un concept a tutti gli effetti. La vita, la morte, soprattutto le riflessioni sulla mortalità e sulla fragilità dell'esistenza umana, si intrecciano con le considerazioni (amare) relative al rapporto dell'artista con il proprio pubblico e con la propria carriera. Hammill stavolta si muove in completa solitudine, recuperando a tratti sonorità proprie della sua produzione più sperimentale, quella a cavallo tra anni 70 e 80.

Tornano infatti la brutale batteria elettronica di A Black Box, i multi layer vocali di The Future Now, i nastri al contrario di Loops & Reels. Il tutto condito da nuove intuizioni e sperimentazioni; piccoli elementi ma significativi, che denotano comunque la voglia di staccarsi, almeno in parte, da uno standard a livello di sonorità e arrangiamenti che si era andato ormai cristallizzando negli ultimi anni. È comunque ancora una volta un Hammill più poeta che musicista, quello di Singularity: sincero e diretto come ai tempi di Over, pronto a mettere a nudo tutti i suoi dubbi e le sue debolezze in maniera fin troppo cruda. Dall'orecchiabile Our Eyes Give It Shape, fino all'inquietante White Dot, è una discesa verso panorami sempre più cupi e tenebrosi. Un tempo, in un brano come Still Life, Hammill cantava le lodi della mortalità. Oggi, dopo essersi trovato in bilico tra la vita e la morte, non sembra essere più così sicuro della sua scelta.

Paolo Carnelli

Per maggiori informazioni: www.sofasound.com
Vedi anche: WS 27 (Speciale VdGG tour 2005 & recensione Present)