THE MARS VOLTA
Amputechture
Universal 2006
Durata: 76’23''




Introdotto da un affascinante artwork, il nuovo CD degli straripanti Mars Volta di Omar Rodriguez-Lopez (chitarra) e Cedric Bixler-Zavala (voce), gruppo sorto nel 2001 dalle ceneri degli At The Drive-in, non manca anche questa volta di dividere pubblico e critica. A costo di essere banali, ribadiamo un concetto semplice: i Mars Volta sono il tipico gruppo che si ama o si odia, senza troppe vie di mezzo. E il vostro recensore è da cinque anni nella prima categoria... Amputechture continua e fa evolvere il discorso iniziato con i precedenti lavori, e per la prima volta non c'è un particolare concept o tema narrativo unitario (come accadeva in De-Loused e in Frances The Mute), sebbene il meccanismo di fondo, come rivela Cedric, è simile a quello di film splendidi come “Magnolia” e “America oggi”: una serie di temi e storie parallele che condividono una base comune, come traspare dalla stessa musica. Musica che si fa torrenziale, virtuosa, eccessiva, straripante; ma anche sinuosa e meditativa, come già accadde sin dalla ipnotica Televators e in buona metà di Frances.

Punto di forza e debolezza, allo stesso tempo, della band è il gusto dell'eccesso inteso come incontenibile forza vitale, un concetto molto latino che pervade come magma allo stato puro tracce devastanti come Day of the Baphomets, un impossibile incontro tra cloni psychopunk degli Yes e un gruppo di free jazz con voglie metal-santaniane. Un brano rivelatore sia della genialità che delle incertezze dei nostri (le giunzioni tra i vari passaggi suonano a volte forzate, ma era da tempo che non si viaggiava con tale entusiasmo su rotte stellari così saettanti e impavide!). L'opera si muove come un serpente a sonagli in trip da jam-session, come testimoniato da Meccamputechture e Tetragrammaton; ma alla fine, esausti, ciò che rimane più in fondo al cuore è la dolente inquietudine lasciata dalle toccanti Asilos Magdalena e Vicarious Atonement. Ormai orfani del loro grande batterista Jon Theodore, che li ha lasciati a fine luglio, i Mars Volta sembrano ad un bivio, e meriterebbero un direttore musicale capace di moderare la loro creativissima indisciplina. Però si fanno amare per la loro capacità di affrontare rischi che in molti ormai non corrono più, nell'incessante ricerca di un suono che non è mero revival di un glorioso passato, ma in realtà proiettato nel futuro. Se solo cantassero più spesso nella loro lingua, sarebbero ancora più affascinanti...

Luca Fiaccavento

Per maggiori informazioni: www.themarsvolta.com
Vedi anche: WS 29 (Recensione Scabdates) - WS 27 (Recensione Frances the Mute)