Ci vuole tempo per recensire questa nuova uscita del “divino”
Brian Eno. Ed è un
bene prenderselo. Un sano distacco, lasciare che i suoni e le voci si
sedimentino, coltivare il silenzio fino a che il bisogno di risentire
il tutto si faccia urgentemente discreto. In effetti si sono letto parecchie
frasi fatte, di circostanza, e non sono nemmeno mancati i soliti stereotipi
del tipo: “il non-musicista per eccellenza”, “colui
che più di tutti ha influenzato il rock nell’ultimo trentennio”,
“un disco di canzoni di Eno dopo tempi immemori”... Certo.
Come no. Sono pure d’accordo… tuttavia a ben vedere si tratta
di giudizi ambiguamente svalutativi, come a dire che, oramai, da un Mostrosacro
come Eno non ci si può aspettare più di tanto, bisogna piuttosto
guardare alla sua musica con la benevolenza verso chi, avendo dato tanto,
non può essere messo in discussione. Il Mistero di Another
Day on Earth (titolo assolutamente azzeccato) sta in quell’asciutto
retro di copertina dove, il volto del Nostro appare in primo piano ma
sfuocato rispetto al multicolore interno che la circonda. Eno si fa dolcemente
da parte per lasciare parlare i suoni che cattura per un solo attimo,
smussandoli e ovattandoli, per poi lasciarli librare alti nel Cielo Acustico.
Il Mistero di Another Day on Earth è anche quella arcana
sintesi tra la calma interiore di Discreet Music,
la liquida cantabilità di Before &
After Science e gli spazi siderali intuiti nel recente Drawn
for Life (con Peter Shwalm). Eppoi, anche il rassicurante
profilo del fratellino “new age” Roger fa capolino in certe
sequenze “spensierate” (How Many Worlds ad esempio…).
Undici canzoni che gettano Luce su Luce, ascolto dopo ascolto, Circolare
Tripudio di Serenità….una sensazione che si era già
vissuta qualche anno fa con Shleep dell’amico Robert
Wyatt (di cui non a caso Eno fu collaboratore). Sottolineare
i momenti migliori del disco? No. Lasciatevi cullare da quella delicata
poesia che ne pervade ogni anfratto… unica perplessità la
manipolazione elettronica della sua voce. Nelle interviste Brian scomoda
teorie futuriste e filosofiche rispetto alla ricerca dell’oggettività
esecutiva svincolata dalla personalità dell’artista…
argomentazioni nient’affatto convincenti. Mi piacerebbe molto sentire
And Then so Clear (gioiello tra
i gioielli) cantato da Brian St. John La baptiste de La Salle Eno e non
da un suo robotico replicante…
Vincenzo Giorgio
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