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VV. Mille papaveri rossi (Tributo a Fabrizio De André) Produzione a cura di A/ Rivista Anarchica Durata Cd1: 72’00 Durata Cd2: 71’47” |
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Di certo, dall’ascolto di questo Mille papaveri rossi, fatto di così tante sensibilità differenti (alcune delle quali davvero in linea con certe nostre inclinazioni alternative), forse possiamo uscirne con la voglia di recuperare un sentire comune di una “eredità” emozionale/sonora/storica dal quale abbiamo corso il rischio di allontanarci. E percepiamo vicine a noi non solo le varie musicalità di Fabrizio De André, ma anche le “storie umane” da lui raccontate. Storie che riviviamo in un flusso enorme (2 ore e 23 minuti) che si dipana tra artisti sconosciuti, artisti con una lunga tradizione alle spalle (Gang, The Walkabouts, Lalli, l’ex Stormy Six Franco Fabbri) e altri che da qualche anno stanno già suscitando un grande interesse (Gatto ciliegia contro il grande freddo, Mercanti di liquori, Fratelli di Soledad, Lino Straulino). Nel primo dei due lunghi CD è difficile non focalizzare tutte le nostre attenzioni al lavoro fatto da Stefano Maria Ricatti nella sua jazzata lettura de Il pescatore, resa quasi in bianco e nero, con tante fumose sfumature di grigio; alla performance del Gatto ciliegia vs il grande freddo che, senza alterare di una virgola la valenza di Ho visto Nina volare, ci restituiscono una canzone post-rock; alla vibrante esecuzione di Geordie, virata in un tradizionale irlandese da parte di Eire Nua; al rock degli statunitensi The Walkabouts che, ricchi di vent’anni di onorata carriera, sanno accostarsi al materiale sonoro di De André (Disamistade) meglio di tanti altri nostri connazionali; alla genialità della riproposizione di Robeto Bartoli di Se ti tagliassero a pezzettini, che tra sirene di polizia e stridii, prende la forma di un lungo assolo di contrabbasso; al folk avanguardistico (Avant-folk? Folk sprimentale?) della Bonifica Emiliana Veneta che si cimenta nell’arduo compito di dar nuova vita a Amico Fragile. Del secondo dischetto di certo stupisce subito la suggestiva versione con testo tradotto in carnico di Lino Straulino, appoggiata su un tappeto di delicati arpeggi, di Verranno a chiederti del nostro amore, e le vibranti trasposizioni delle canzoni di Creuza de Ma; convincono pienamente la Sidùn dei Bevano Est (attraversata da una tensione emotiva alfine liberatrice); la Jamin-a di Sergio Pugnalin e Marco Giaccone (avventurosamente destrutturata); la ‘A pittima dei Judas 2 (aspirata, sospirata, sofferta e, comunque, radicale). Fondamentale poi il contributo dei Gang, la combat-rock band italiana per eccellenza che, in una palpitante ballad ci regala una commossa Giovanna D’Arco (già cover di un celebre brano di Leonard Cohen). Menzione d’onore anche per i Fratelli di Soledad e La Rosa Tatuata, impegnati rispettivamente in Fiume Sand Creek e Rimini, fedeli eppure così necessarie nel contesto compilativo dell’intero lavoro. I due CD vengono custoditi da una essenziale eppur elegante custodia digipack arricchita da un libretto di 72 pagine che, oltre alle note estensive di ogni brano, contiene importanti “storie di Storia” di Luce Fabbri, Alfonso Failla e Marco Sommariva. Richiamandomi a quanto scritto in apertura di recensione, posso dire, con piena cognizione di causa, che il progetto Mille papaveri rossi, che stento a riconoscere come un semplice tributo (come i troppi che sovraffollano i negozi di dischi) trasmette molte emozioni inedite. E quando dietro non ci sono le solite ingorde leggi discografiche, ma una genuina voglia di approfondire ed evolvere (laddove possibile) le idee potenziali che porta in sé la musica di De André, bé, in certi casi la differenza nel risultato finale si sente. Altroché se si sente! |
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