ANEKDOTEN
Un approccio critico alla discografia del gruppo svedese
a cura di Matthias Scheller

Gli Anekdoten, ultimo elemento del famigerato trittico prog svedese degli anni novanta, vanno ad affiancarsi ai già affermati Landberk e Anglagard nel 1993 in seguito ad una corroborante gavetta come cover band dei King Crimson e dopo due demo tape dall'incoraggiante successo. La ricetta scelta dalla band svedese è di una semplicità disarmante: mentre buona parte del progressive mondiale ancora si interroga sul percorso da seguire dopo l'indigestione da eccessi del suono post-Genesis tanto caro al new prog inglese e dei suoi numerosi emuli, gli Anekdoten seguono la linea maestra di un suono vicinissimo alle sonorità dei King Crimson, filosofia rivelatasi già vincente in casa Anglagard. Non è quindi casuale se gli Anekdoten registrano nello stesso studio dei loro cugini seguendo, come loro, la coraggiosa scelta della autoproduzione.

Resta ancora oggi un mistero l'accoglienza acritica riservata dal pubblico all'emulazione svedese del re cremisi: mentre se un gruppo si ispirava ai Genesis diventava fonte di scherno, la derivatività dal gruppo di Robert Fripp ha comportato lodi, spesso oltremodo eccessive e sperticate, segnando una scena che se da una parte ha l'indubbio merito di mantenere sveglia l'attenzione attorno al rock progressivo al di là di elfi e folletti, dall'altra mostra ben presto i limiti del proprio approccio, imbrigliato negli eccessi della referenzialità di idee di terzi, che per la maggior parte della scena svedese si traduce in un rapido venire meno di idee e di un prematuro scioglimento dei più.

Per tornare agli Anekdoten, e al loro particolare tributo alla fase 1973/74 del progetto King Crimson, si contraddistinguono per un suono freddo, duro, tagliente. Le indubbie carenze tecniche vengono abilmente sopperite dall'inserimento di atmosfere cupe e tristi tipicamente nordiche, con un uso smodato del Mellotron che, pur mantenendo intatte le sue tipiche caratteristiche evocative, accentua la sua naturale dissonanza gelando le potenzialità bucoliche e trasognate e diventando principale fonte di cupezza e di scomoda depressione. Il pubblico dimostra di gradire un lavoro di esordio (Vemod - 1994) che indubbiamente possiede una marcia in più e che, al di là della evidente derivatività, mostra degli spunti interessanti. Non a caso il disco ha un impatto considerevole sul mercato prog, vendendo oltre 1500 copie in pochissimi giorni e proiettando un gruppo sconosciuto con un unico disco all'attivo tra i nomi più importanti del periodo. Dopo Vemod la band inizia una attività live sorprendentemente intensa che la porta persino in Italia (davanti ai soliti quattro gatti) e dopo due anni, da alle stampe l'atteso secondo lavoro: quel tanto acclamato Nucleus, che però inizia a mostrare delle evidenti crepe in un meccanismo all'apparenza perfetto: l'indubbia crescita in fatto di songwriting e di arrangiamento non porta però a una crescita di personalità, l'assenza di incertezze rende ancora più glaciale il suono; evoluzione confermata dal successivo From Within (2001). Quello che resta è un gruppo non scevro di talento, ma dalla involuzione artistica preoccupante, che, agli occhi di chi scrive, ha il merito di avere perlomeno cercato di affrancarsi da facili operazioni di tassidermia musicale senza tutta via riuscirci fino in fondo.

Matthias Scheller

Per maggiori informazioni: http://www.anekdoten.se