Arvalia:
band strumentale eclettica
La prima cosa che stupisce degli Arvalia,
band strumentale eclettica, come si definiscono loro stessi,
è la proporzione tra l’età media dei componenti, attorno
ai diciott’anni, e l’elevata caratura tecnica delle partiture
che propongono. Gran parte del gruppo ha studiato seriamente, alla Scuola
Popolare di Musica Donna Olimpia, e si sente: nei solchi di Arché
scorre un potenziale che, se adeguatamente sfruttato e indirizzato, potrà
portare in un futuro anche prossimo al raggiungimento di risultati di
un certo rilievo.
Siamo dunque di fronte a un nuovo miracolo della musica progressive italiana?
Forse sì. Per ora però la band dovrà “accontentarsi”
dei nostri sentiti complimenti, accompagnati al consiglio di puntare,
la prossima volta, a qualcosa di maggiormente organico da un punto di
vista strettamente compositivo: le atmosfere rarefatte e i passaggi dal
sapore jazz di cui il disco è ricco, infatti, si ascoltano volentieri
e l’opera scorre liscia e senza particolari intoppi, ma anche senza
un vero e proprio decollo emozionale, lasciando l’ascoltatore, a
volte, incerto su quale sia l'obiettivo finale a cui i musicisti intendono
rivolgere i propri sforzi. Ma le aperture di Disclettico
e l’incalzante crescendo di Sospetti Improvvisi
(penultima e ultima traccia: che gli Arvalia
abbiano lasciato il meglio per la fine?) lasciano in questo senso ben
sperare, e del resto al giovanissimo quintetto il tempo per rimboccarsi
le maniche e mettersi al lavoro non manca. Non resta che aspettarli live.
Andrea
Guglielmino |