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SAINT JUST
La casa del lago
(EMI 1974)

1. Tristana 2. Nella vita, un pianto
3.
Viaggio nel tempo
4. La casa del lago 5. Messicano
6.
La terra della verità


A un anno di distanza dall’omonimo debut album, accolto con grande favore dalla critica musicale, i Saint Just di Tony Verde e Jenny Sorrenti si ritrovano in una casa sul lago di Bracciano, vicino Roma, per comporre e provare i brani che faranno parte del nuovo album. La casa, ben visibile anche nella copertina del disco, era stata affittata per il gruppo dalla EMI, che evidentemente credeva molto in questo progetto. “In breve tempo - ricorda Jenny - la casa divenne una sorta di ritrovo, un laboratorio in cui trovavano accoglienza giornalisti, produttori e strumentisti italiani e stranieri. In particolare diversi musicisti inglesi venivano a trovarci la sera, quando ci riunivamo davanti al grande camino per provare i nuovi brani. Io penso che La casa del lago sia stato il primo esperimento in Italia di progetto musicale in cui si suonava e si aveva contatti con artisti esteri, mettendo in atto un vero e proprio scambio di culture”. La cultura di riferimento per il gruppo era soprattutto quella West Coast, dei Jefferson Airplane di Grace Slick (portatori anche dell’ideale della convivenza dei musicisti in una “comune”), cultura comunque mediata e contaminata dai timbri e dai sapori più marcatamente progressivi che nel '74 si erano ormai consolidati anche in Italia. Accanto, o forse sopra a tutto questo, c’è la voce inafferrabile e vibrante di Jenny, allora sedicenne, la cui vocazione classica, lirica, va a mescolarsi attraverso melodie vertiginose ma rigorose alle atmosfere quasi country delle musiche (Tristana, Nella vita un pianto).

Rispetto al primo disco, La casa del lago suona molto più libero e aperto, in parte grazie a un’incisione più solare e cristallina.Saint Just – spiega Jenny – era indubbiamente un disco più mentale, costruito in sala episodio dopo episodio con l’apporto anche di personaggi di estrazione rigorosamente classica come il pianista Mario D’Amora”. Anche se nella casa di Bracciano il gruppo si limita a provare e riprovare i nuovi brani senza registrarli, il passaggio in sala di incisione avviene in maniera fluida, come una logica conseguenza delle tante prove fatte davanti al caminetto. Anche in studio, infatti, il frizzante cosmopolitismo musicale del gruppo/comunità arriva all’ascoltatore con fascino immutato. Basta ascoltare l’inizio carico di tensione di Tristana, che mano a mano si scioglie nei vocalizzi sincopati di Jenny, o gli undici minuti di Nella vita un pianto, con il basso pulsante di Verde che lancia la lunga rincorsa tra gli archi e la voce. Accanto a Jenny e Tony, all’epoca compagni anche nella vita, ci sono tre “personaggi in cerca di autore” reclutati per l’occasione: il batterista Fulvio Maras e i polistrumentisti Tito Rinesi e Andrea Faccenda. “Fulvio era in realtà un percussionista che con noi si mise a suonare la batteria. Si accodò senza capirci assolutamente niente, spesso sbagliava i tempi però come persona ci piaceva. Tito Rinesi era il più chiaro: lui aveva in mente la West Coast e nient’altro. Come si dice da noi: era una “capa tosta”. Tito era il serio, il posato. Quasi si impose per inserire nell’album i suoi pezzi (Viaggio nel tempo e la scialba La terra della verità – Ndr) che a ben vedere si staccano un po’ dagli altri brani. Andrea Faccenda invece lo prendemmo all’ultimo momento… era completamente fumato, non sapeva neanche cosa stavamo facendo…” (Jenny Sorrenti). Un’altra componente essenziale della magia dei Saint Just sono indubbiamente le liriche surreali e visionarie: “A parte Tristana, dedicata alla figlia di Umberto Telesco, che all’epoca era ragazzo padre e si portava sempre dietro questa deliziosa bambina, - spiega Jenny - il mio modo di scrivere è molto visionario. Blake, Verlaine, Baudelaire, Hesse erano i miei punti di riferimento. Mi interessava il dire e il non dire, il parlare attraverso delle immagini, della metafore, delle favole. L’atmosfera dei testi è dunque molto sognante ma nasconde sempre una certa malinconia”.

Dopo La casa del lago i Saint Just sono impegnati in una nutrita serie di concerti in tutta Italia, prima di sciogliersi in concomitanza con la fine della relazione tra Jenny e Tony. Alla base della decisione c’era in realtà soprattutto l’esigenza da parte di Jenny Sorrenti di iniziare la sua carriera solista, inaugurata dall’album Suspiro (1976), poi proseguita con Jenny Sorrenti (1979) e con il recente ottimo Medieval Zone (2001). Ma è stata soprattutto la piccola-grande rivoluzione dei Saint Just a lasciare un segno profondo nella scena prog italiana.

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JEFFERSON AIRPLANE - Surrealistic pillow

(P.C.)


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