Luis Bacalov, dopo il Concerto Grosso
per i New Trolls e Preludio tema variazioni canzona
degli Osanna, nel 1973 tenta un’avventura simile
con il Rovescio della Medaglia, band romana con due dischi all’attivo
(La Bibbia e Io come io), che grazie anche al felice
innesto del tastierista Franco Di Sabbatino (Capitolo
6), accetta di buon grado il progetto di Bacalov e dell’onnipresente
Bardotti. Lo scopo, come racconta Bacalov, è
quello “di realizzare una fusione fra
qualche idea dal Clavicembalo Ben Temperato di Bach,
con le sonorità di un complesso rock” (Mirenzi, Vol.
II, pag. 51). Non a caso il titolo Contaminazione
è il più indicato; inoltre “il
tutto venne condito dall’invenzione di Bardotti che immaginò
un discendente pazzo di Bach, rinchiuso in un manicomio, che di colpo
credette di essere la reincarnazione di Bach” (Ibidem). Chi
possiede il vinile di questo album, potrà gustarsi le spassosissime
note introduttive su questo falso storico, denso di note erudite dal
sapore manzoniano (ricordate la storia del manoscritto nei Promessi
sposi?). Il lavoro di Bacalov e del gruppo è interessante
proprio perché i due mondi (distinti e distanti) della classica
e del rock entrano in collisione con risultati anche discutibili.
Il rigore della scrittura accademica implode letteralmente all’interno
della dinamica ritmico-armonica del linguaggio rock: la materia bachiana,
contaminandosi con la rude semplicità del portato pop, subisce
un’operazione di voluto maltrattamento, dissacrante ma che negli
esiti offre un aspetto gradevole, proprio perché irrimediabilmente
kitsch.
Se il Concerto Grosso dei New Trolls
brilla per equilibrio, qui la mancanza di sobrietà fa propendere
la bilancia verso la “pesantezza” del rock; eppure,
nonostante la prevedibilità di simili risultati, Contaminazione
rimane un importante episodio di riflessione per il progressive
italiano. Riposto il vinile in copertina, viene spontaneo chiedersi
sino a quando (e per quanto) avrebbe ancora retto la formula del
concerto per complesso e orchestra. Dei tre lavori (quattro, se
aggiungiamo il secondo Concerto Grosso) curati da Bacalov,
Contaminazione resta un minore, ma, al tempo stesso, risulta
essere il più appariscente, quello capace di catturare l’orecchio
dell’ascoltatore senza troppe mediazioni. Se il Concerto
Grosso è una creatura affascinante, da trattare con
attenzione e da ammirare in silenzio, Contaminazione è
la fatalona espansiva, stancacervelli, che ti ubriaca e ti stordisce
per la logorrea citazionale. Colpisce la facilità al riff,
tipica di una band che non disdegna i trascorsi hard (in Ora
non ricordo più, Il suono del silenzio e Alzo
un muro elettrico) ma l’elemento di spicco risiede
nell’enorme lavoro di tecnica creativa da parte del tastierista
Di Sabbatino. Abilissimo ai synth (notare il solo
in Ora non ricordo più), riesce a simulare la cornamusa
in Scotland Machine, opera interessanti esperimenti con
i drawbar dell’Hammond all’inizio de Il suono del
silenzio (dove si esibisce in un pezzo di bravura all’organo
“ecclesiastico” sul ritmo di 7/4) e crea suggestive
atmosfere settecentesche grazie ad un clavicembalismo ipercinetico
(notevole l’opera sotterranea in Lei sei tu: lei
e gli interventi ad effetto ne La grande fuga). Soprattutto
quest’ultimo brano è una sorta di tutorial riguardante
l’uso delle tastiere moderne in ambiente classico: il synth
irrompe dopo la citazione del primo preludio dal Clavicembalo
Ben Temperato, che lascia spazio ad un Hammond dalle tonalità
sature su un tessuto ritmico memore della Blues Variation
degli EL&P. Retorica al punto giusto, la chiusura
händeliana con tanto di sezione fiati. Altra composizione degna
di interesse è Sweet Suite: siamo alle prese con
un Bach organistico prossimo alla dilatazione sonora
dell’Hammond: lo strumento produce un clima vicino a quello
di Evasione totale delle Orme; convincente
l’evoluzione ritmica degli unisoni e il trattamento di un
tema brandeburghese con gli archi: si tratta di uno dei migliori
dialoghi tra orchestra e gruppo rock dell’album. Per quanto
riguarda le voci, esse tendono a piegarsi facilmente al dettato
melodico, tanto che, a volte, sconfinano in cori di maniera o degenerano
in momenti canzonettistici (Mi sono svegliato e… ho chiuso
gli occhi, ma soprattutto la stucchevole La mia musica).
Ricordiamo che esiste anche una versione in Inglese, edita nel 1974,
con il titolo di Contamination.
Percorsi d’ascolto
NEW TROLLS - Concerto Grosso n.1 e 2
OSANNA - Milano calibro 9
EKSEPTION - Beggar Julia’s time trip
EL&P - Pictures at an exhibition
(R.S.)
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