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IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA
Contaminazione
(RCA 1973)

1. Absent for this consumed world 2. Ora non ricordo più 3. Il suono del silenzio 4. Mi sono svegliato e...ho chiuso gli occhi 5. Lei sei tu: lei 6. La mia musica 7. Johann 8. Scotland machine 9. Cella 503 10. Contaminazione 1760 11. Alzo un muro elettrico 12. Sweet suite 13. La grande fuga


Luis Bacalov, dopo il Concerto Grosso per i New Trolls e Preludio tema variazioni canzona degli Osanna, nel 1973 tenta un’avventura simile con il Rovescio della Medaglia, band romana con due dischi all’attivo (La Bibbia e Io come io), che grazie anche al felice innesto del tastierista Franco Di Sabbatino (Capitolo 6), accetta di buon grado il progetto di Bacalov e dell’onnipresente Bardotti. Lo scopo, come racconta Bacalov, è quello “di realizzare una fusione fra qualche idea dal Clavicembalo Ben Temperato di Bach, con le sonorità di un complesso rock” (Mirenzi, Vol. II, pag. 51). Non a caso il titolo Contaminazione è il più indicato; inoltre “il tutto venne condito dall’invenzione di Bardotti che immaginò un discendente pazzo di Bach, rinchiuso in un manicomio, che di colpo credette di essere la reincarnazione di Bach” (Ibidem). Chi possiede il vinile di questo album, potrà gustarsi le spassosissime note introduttive su questo falso storico, denso di note erudite dal sapore manzoniano (ricordate la storia del manoscritto nei Promessi sposi?). Il lavoro di Bacalov e del gruppo è interessante proprio perché i due mondi (distinti e distanti) della classica e del rock entrano in collisione con risultati anche discutibili. Il rigore della scrittura accademica implode letteralmente all’interno della dinamica ritmico-armonica del linguaggio rock: la materia bachiana, contaminandosi con la rude semplicità del portato pop, subisce un’operazione di voluto maltrattamento, dissacrante ma che negli esiti offre un aspetto gradevole, proprio perché irrimediabilmente kitsch.

Se il Concerto Grosso dei New Trolls brilla per equilibrio, qui la mancanza di sobrietà fa propendere la bilancia verso la “pesantezza” del rock; eppure, nonostante la prevedibilità di simili risultati, Contaminazione rimane un importante episodio di riflessione per il progressive italiano. Riposto il vinile in copertina, viene spontaneo chiedersi sino a quando (e per quanto) avrebbe ancora retto la formula del concerto per complesso e orchestra. Dei tre lavori (quattro, se aggiungiamo il secondo Concerto Grosso) curati da Bacalov, Contaminazione resta un minore, ma, al tempo stesso, risulta essere il più appariscente, quello capace di catturare l’orecchio dell’ascoltatore senza troppe mediazioni. Se il Concerto Grosso è una creatura affascinante, da trattare con attenzione e da ammirare in silenzio, Contaminazione è la fatalona espansiva, stancacervelli, che ti ubriaca e ti stordisce per la logorrea citazionale. Colpisce la facilità al riff, tipica di una band che non disdegna i trascorsi hard (in Ora non ricordo più, Il suono del silenzio e Alzo un muro elettrico) ma l’elemento di spicco risiede nell’enorme lavoro di tecnica creativa da parte del tastierista Di Sabbatino. Abilissimo ai synth (notare il solo in Ora non ricordo più), riesce a simulare la cornamusa in Scotland Machine, opera interessanti esperimenti con i drawbar dell’Hammond all’inizio de Il suono del silenzio (dove si esibisce in un pezzo di bravura all’organo “ecclesiastico” sul ritmo di 7/4) e crea suggestive atmosfere settecentesche grazie ad un clavicembalismo ipercinetico (notevole l’opera sotterranea in Lei sei tu: lei e gli interventi ad effetto ne La grande fuga). Soprattutto quest’ultimo brano è una sorta di tutorial riguardante l’uso delle tastiere moderne in ambiente classico: il synth irrompe dopo la citazione del primo preludio dal Clavicembalo Ben Temperato, che lascia spazio ad un Hammond dalle tonalità sature su un tessuto ritmico memore della Blues Variation degli EL&P. Retorica al punto giusto, la chiusura händeliana con tanto di sezione fiati. Altra composizione degna di interesse è Sweet Suite: siamo alle prese con un Bach organistico prossimo alla dilatazione sonora dell’Hammond: lo strumento produce un clima vicino a quello di Evasione totale delle Orme; convincente l’evoluzione ritmica degli unisoni e il trattamento di un tema brandeburghese con gli archi: si tratta di uno dei migliori dialoghi tra orchestra e gruppo rock dell’album. Per quanto riguarda le voci, esse tendono a piegarsi facilmente al dettato melodico, tanto che, a volte, sconfinano in cori di maniera o degenerano in momenti canzonettistici (Mi sono svegliato e… ho chiuso gli occhi, ma soprattutto la stucchevole La mia musica). Ricordiamo che esiste anche una versione in Inglese, edita nel 1974, con il titolo di Contamination.


Percorsi d’ascolto
NEW TROLLS - Concerto Grosso n.1 e 2
OSANNA - Milano calibro 9
EKSEPTION - Beggar Julia’s time trip
EL&P - Pictures at an exhibition

(R.S.)


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