Dopo la pubblicazione di Landscape of life (1974) gli Osanna
si sciolgono; con la band ancora in vita, nascevano due “sottogruppi”:
gli Uno (Rustici e D’Anna) e i Città
Frontale di Lino Vairetti. Ricorda il cantante: “Avevo
intenzione di realizzare un progetto solista con ospiti gli Amazing
Blondel e David Jackson (sassofonista dei Van Der Graaf). La cosa
ebbe un’evoluzione diversa con l’entrata del batterista
Massimo Guarino. Concepimmo l’album già nel ’73,
dopo il periodo del colera a Napoli, come una possibile opera rock
n. 2 degli Osanna dopo Palepoli. La cosa non si realizzò perché
il gruppo si sciolse ed io elaborai l’idea per una mia produzione
solista. Massimo allora era molto amareggiato per quanto successe
ed era scettico sul portare avanti altri progetti oltre gli Osanna:
fui molto felice quando aderì al mio progetto riproponendo
quindi di nuovo un gruppo”. Vairetti coinvolge alcuni
prestigiosi musicisti, ottimi session men, che in quel momento operavano
con i Batracomiomachia (con Pino Daniele alla chitarra,
Rosario Jermano alle percussioni, Enzo Ciervo al canto): il giovanissimo
e bravissimo Rino Zurzolo, l’estroso pianista
Paolo Raffone, il “soul man” Enzo
Avitabile e l’ex chitarrista dei Saint Just Gianni
Guarracino. Recupera così il vecchio nome Città
Frontale, la band che, con Gianni Leone e dalle ceneri dei Volti Di
Pietra, fu l’embrione degli Osanna alla fine dei '60s.
El Tor è distante dal rock sinfonico dell’epoca,
ne assorbe qualche inflessione per riversarla in un sound eterogeneo,
anticipatore della fusion di Suddance e del periodo del
Napule’s power. Possiede un gradevole equilibrio tra folk,
funk e jazz rock, suggestioni latine alla Santana, grammatica crimsoniana
e impegno civile. Enzo Caffarelli (Ciao 2001 n.
1, 11/1/1976) comprese subito l’lp: “El Tor,
simbolo del colera, è nell’album un personaggio fantastico
rappresentato dal popolo, un trasformista che viaggia nella fantasia
per sconfiggere il sistema”. “Il
progetto prevedeva un’opera rock - è Vairetti - con
scenografie e costumi, oltre che danza e recitazione. Il progetto
si limitò alla parte discografica perché il gruppo
ebbe breve vita proprio per le diversità stilistiche dei
vari musicisti. Nel 1980 realizzai e finanziai l’opera rock,
con ottimo successo di critica e di pubblico. Furono realizzate
solo 10 repliche perché i costi erano alti e non c’erano
finanziamenti esterni. Anche il giornale europeo della NATO (in
americano) esaltò l’iniziativa paragonandola ai grandi
musical internazionali”. El Tor ci riporta
alle magie sonore dei migliori Osanna: l’ariosa ed evocativa
ouverture di Alba di una città e l’incalzante
ritmo della corale Solo uniti lo aprono nel migliore dei
modi. Immediata è la sensazione di perfezione ritmica: Zurzolo
è ben più estroverso dello stringato Brandi, Guarino
rivela ancora una volta il suo creativo ed unico drumming. Il tintinnio
del Fender di Raffone, i preziosismi di Guarracino e i pervasivi
fiati di Avitabile rendono il sound pieno e corposo. Sempre al meglio
le prodezze vocali di Vairetti, particolarmente caldo e trascinante.
L’lp brilla di una molteplice ispirazione, con un trittico
di ballate impregnate di West Coast (La casa del mercante Sun,
Milioni di persone, Equilibrio divino?), impreziosite da trovate
“colte” e dinamiche rock blues, inserti jazz e riferimenti
al pop dei '70s. Mutazione è uno strepitoso jazz
rock, nella veste “popolaresca” e mediterranea tanto
cara ai Napoli Centrale. El Tor è
una dolcissima ballata con intrecci piano-chitarre, eterei cori
ed un Avitabile in gran forma. I riferimenti politici che già
gli Osanna spesso rivelavano sono più espliciti. Duro
lavoro (con allusioni al franchismo, alle dittature e alle
guerre di liberazione) ne è un esempio: un lungo brano in
bilico tra armonie californiane, perizie ritmiche e pop-fusion alla
Mark Almond Band. Per Lino “lo
stile dell’album fu determinato anche dalle individualità
dei singoli, aventi tendenze sia nel soul e nel jazz oltre che nella
fusion. I brani erano stati concepiti in modo diverso, più
vicini alle radici prog con influenze di folk internazionale che
in quel momento adoravo. Un brano simbolo dell’album, più
vicino al concepimento iniziale, per me è Duro lavoro: ci
sono particolarmente legato e contiene un esplicito omaggio a Frank
Zappa”. Sebbene pubblicato nel periodo di incipiente
calo creativo del nostro pop, El Tor è un lp fresco
e moderno, che rivela la perfetta combinazione tra canoni rock e
linguaggio mediterraneo.
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(D.Z.)
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