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CITTA’ FRONTALE
El Tor
(Fonit Cetra 1975)

1. Alba di una città 2. Solo uniti...
3.
El Tor 4. Duro lavoro 5. Mutazione
6.
La casa del mercante "Sun" 7. Milioni di persone 8. Equilibrio divino?


Dopo la pubblicazione di Landscape of life (1974) gli Osanna si sciolgono; con la band ancora in vita, nascevano due “sottogruppi”: gli Uno (Rustici e D’Anna) e i Città Frontale di Lino Vairetti. Ricorda il cantante: “Avevo intenzione di realizzare un progetto solista con ospiti gli Amazing Blondel e David Jackson (sassofonista dei Van Der Graaf). La cosa ebbe un’evoluzione diversa con l’entrata del batterista Massimo Guarino. Concepimmo l’album già nel ’73, dopo il periodo del colera a Napoli, come una possibile opera rock n. 2 degli Osanna dopo Palepoli. La cosa non si realizzò perché il gruppo si sciolse ed io elaborai l’idea per una mia produzione solista. Massimo allora era molto amareggiato per quanto successe ed era scettico sul portare avanti altri progetti oltre gli Osanna: fui molto felice quando aderì al mio progetto riproponendo quindi di nuovo un gruppo”. Vairetti coinvolge alcuni prestigiosi musicisti, ottimi session men, che in quel momento operavano con i Batracomiomachia (con Pino Daniele alla chitarra, Rosario Jermano alle percussioni, Enzo Ciervo al canto): il giovanissimo e bravissimo Rino Zurzolo, l’estroso pianista Paolo Raffone, il “soul man” Enzo Avitabile e l’ex chitarrista dei Saint Just Gianni Guarracino. Recupera così il vecchio nome Città Frontale, la band che, con Gianni Leone e dalle ceneri dei Volti Di Pietra, fu l’embrione degli Osanna alla fine dei '60s.

El Tor è distante dal rock sinfonico dell’epoca, ne assorbe qualche inflessione per riversarla in un sound eterogeneo, anticipatore della fusion di Suddance e del periodo del Napule’s power. Possiede un gradevole equilibrio tra folk, funk e jazz rock, suggestioni latine alla Santana, grammatica crimsoniana e impegno civile. Enzo Caffarelli (Ciao 2001 n. 1, 11/1/1976) comprese subito l’lp: “El Tor, simbolo del colera, è nell’album un personaggio fantastico rappresentato dal popolo, un trasformista che viaggia nella fantasia per sconfiggere il sistema”. “Il progetto prevedeva un’opera rock - è Vairetti - con scenografie e costumi, oltre che danza e recitazione. Il progetto si limitò alla parte discografica perché il gruppo ebbe breve vita proprio per le diversità stilistiche dei vari musicisti. Nel 1980 realizzai e finanziai l’opera rock, con ottimo successo di critica e di pubblico. Furono realizzate solo 10 repliche perché i costi erano alti e non c’erano finanziamenti esterni. Anche il giornale europeo della NATO (in americano) esaltò l’iniziativa paragonandola ai grandi musical internazionali”. El Tor ci riporta alle magie sonore dei migliori Osanna: l’ariosa ed evocativa ouverture di Alba di una città e l’incalzante ritmo della corale Solo uniti lo aprono nel migliore dei modi. Immediata è la sensazione di perfezione ritmica: Zurzolo è ben più estroverso dello stringato Brandi, Guarino rivela ancora una volta il suo creativo ed unico drumming. Il tintinnio del Fender di Raffone, i preziosismi di Guarracino e i pervasivi fiati di Avitabile rendono il sound pieno e corposo. Sempre al meglio le prodezze vocali di Vairetti, particolarmente caldo e trascinante.

L’lp brilla di una molteplice ispirazione, con un trittico di ballate impregnate di West Coast (La casa del mercante Sun, Milioni di persone, Equilibrio divino?), impreziosite da trovate “colte” e dinamiche rock blues, inserti jazz e riferimenti al pop dei '70s. Mutazione è uno strepitoso jazz rock, nella veste “popolaresca” e mediterranea tanto cara ai Napoli Centrale. El Tor è una dolcissima ballata con intrecci piano-chitarre, eterei cori ed un Avitabile in gran forma. I riferimenti politici che già gli Osanna spesso rivelavano sono più espliciti. Duro lavoro (con allusioni al franchismo, alle dittature e alle guerre di liberazione) ne è un esempio: un lungo brano in bilico tra armonie californiane, perizie ritmiche e pop-fusion alla Mark Almond Band. Per Lino “lo stile dell’album fu determinato anche dalle individualità dei singoli, aventi tendenze sia nel soul e nel jazz oltre che nella fusion. I brani erano stati concepiti in modo diverso, più vicini alle radici prog con influenze di folk internazionale che in quel momento adoravo. Un brano simbolo dell’album, più vicino al concepimento iniziale, per me è Duro lavoro: ci sono particolarmente legato e contiene un esplicito omaggio a Frank Zappa”. Sebbene pubblicato nel periodo di incipiente calo creativo del nostro pop, El Tor è un lp fresco e moderno, che rivela la perfetta combinazione tra canoni rock e linguaggio mediterraneo.


Percorsi d’ascolto
TONY ESPOSITO - Processione sul mare
JENNY SORRENTI - Suspiro

(D.Z.)


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