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CERVELLO
Melos
(Ricordi 1973)

1. Canto Del Capro 2. Trittico
3.
Euterpe 4. Scinsione (T.R.M)
5.
Melos 6. Galassia 7. Affresco

 



Tutti sappiamo quale crogiuolo di qualità tecniche e contenutistiche fosse la città di Napoli nella prima metà degli anni ’70. La città partenopea ha dato i natali a band incredibilmente inventive ed ispirate. Una di queste è stata il Cervello, gruppo fondato dal chitarrista Corrado Rustici, fratello di Danilo, anch’egli chitarrista ma dei ben più noti Osanna. Ricorda il cantante Gianluigi Di Franco: “Eravamo in cinque ma in realtà il gruppo creativo erano tre persone: il sottoscritto, Corrado Rustici e il polistrumentista Antonio Spagnolo, che era un grande sperimentatore di sonorità…”.

Questo disco è un fulmine a ciel sereno per la complessa bellezza delle sue elaborazioni musicali. Vengono fusi perfettamente il sound mediterraneo con la sperimentazione acustica ed elettrica più pura e libera. Tutto è ispirato alle atmosfere che aleggiavano nella tragedia e nel pathos greco, come si può evincere dai titoli dei brani e del disco stesso, Melos, metafora mitologica del canto. La copertina del disco, molto particolare, “era basata sul nome del gruppo. La figura della scatola di pelati che si apriva voleva rappresentare un po’ una scatola da cui veniva fuori il cervello, non quello reale, ma il suo succo dentro il quale c’erano le nostre foto. In qualche modo anche noi stessi rappresentavamo qualcuno che pensava in maniera cervellotica” (Di Franco). Con Melos c’è finalmente un netto distacco dai modelli d’oltremanica: il Cervello dimostra in ogni nota di saper dare vita ad un esempio musicale insolito e autonomo. Insieme alle sovraincisioni di chitarra di Corrado Rustici, vi sono i flauti suonati da quattro dei cinque componenti e i corni che formano il tappeto sonoro che di solito è simulato dalle tastiere, qui assenti per scelta coraggiosa e consapevole da parte del gruppo, in completa controtendenza con le mode dell’epoca.

Dall’intro sulle arie flauteggianti, un po’ bucoliche ma anche angoscianti quando entra il recitato di Canto del Capro, si parte per un viaggio attraverso un lavoro da cardiopalma. Il risultato è un affresco rock dalle sfumature progressive pastorali. Il flusso sonoro ci conduce dalla complessa Trittico (nella quale Gianluigi Di Franco dà una grande prova di voce limpida ed acuta), fino ad episodi come Euterpe, dai temi in contrasto, scivolando sulle note jazz-rock prepotenti di Scinsione (T.R.M.) e su quelle più suggestive di Melos, portata sempre dal vivo nei grandi Festival dell’epoca, e di Galassia. Proprio sui festival Di Franco rivela un interessante episodio: “Partecipammo alla manifestazione “Gondola d’Oro”. Io mi presentai vestito da Diana, dea della caccia, e Corrado da dio egiziano. Suonammo Melos. Danilo Rustici ed Elio D’Anna ci avvisarono che era una situazione imbarazzante, ma noi rispondemmo che non ce ne fregava niente. Alla fine la tv ci riprese in campo lungo da lontano perché avevamo delle parti del corpo esposte. Poi scoprii, il giorno dopo, che la stampa rimase scandalizzata da questo fatto e dalla frase nella canzone che diceva “Maschere d’osso si baciano mute”. Ho ancora i ritagli di giornale: era una cosa veramente sconcia per l’epoca e sono passati solo trent’anni e non trecento, per far capire come sono cambiati i costumi delle persone”. La tranquilla e corale Affresco chiude questo bellissimo lavoro, da ascoltare lasciandosi rapire dalle atmosfere tranquille interrotte improvvisamente da energici ingressi progressive adrenalici.

Percorsi d’ascolto
BALLETTO DI BRONZO - YS
OSANNA - Palepoli
AKTUALA - Omonimo
KING CRIMSON - Lizard
FINISTERRE - In limine

(D.C.)


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