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FRANCO BATTIATO
Sulle corde di Aries
(BLA BLA 1973)

1. Sequenze e frequenze 2. Aries
3. Aria di rivoluzione 4. Da oriente ad occidente


Dopo i confusi patchwork sonori di Fetus e Pollution, Battiato approda al parto di Sulle corde di Aries. Apparendo come un musicista promettente, in bilico tra l’istinto e la tecnica consolidata, che prende lezioni di violino sperimentale (da Giusto Pio!) e che crede ancora nella potenza comunicativa dell’elettroacustica. È un Battiato che percorre nuove strade della creatività in modo ancora molto credibile, lontano da quello della produzione futura. Ricorda il chitarrista Gianni Mocchetti: ”Un flusso organico di aria-suono vivo da respirare attraverso i tasti della terra”: questo fu lo slogan pubblicitario per promuovere Sulle Corde di Aries. Fu un lp rivoluzionario per modi, tempi, suoni e dimensione universale. Una prova di grande coraggio, sperimentale e pionieristica in tutti i sensi”. Il Battiato di Sulle corde di Aries è ancora per una musica a tema, mai a programma, una musica totale, che poco concede all’improvvisazione e si concentra maggiormente sulla partitura. Sulle corde di Aries scatena così la penna di molti critici musicali. Tra tutti Armando Gentilucci, che si espone parlando di “mimesi terapeutica, compensazione psichica liberatoria, accettazione passiva del mondo, valvola di sfogo che dovrebbe essere morale, intellettuale e politica non meno che artistica, e che si scarica invece in uno choc dell’assurdo”. “A quel tempo i concerti che facevamo - è ancora Mocchetti - erano tutti inventati al momento. Un’esperienza indimenticabile che mi ha arricchito in qualcosa che ancora oggi “sento”. Alcuni concerti furono delle vere e proprie terapie del suono a cui non potevi sfuggire e ti rimaneva dentro il senso del vivere ciò che sei. Già nel registrarlo alla Regson si avvertiva un fatto anomalo rispetto a qualsiasi altro prodotto fonografico”. Il disco diventa così un tratto di unione tra la musica biologica di Fetus e Pollution e quella più (ahimé) commerciale di oggi che non riesce ad eguagliare nemmeno lontanamente l’energia emozionale dei primi lavori, neppure quando coadiuvata dal “viaggiatore dell’effimero” Manlio Sgalambro.

Sequenze e frequenze è il portale del mondo di Aries che ricorda, nel suo incipit, alcuni dei complessi ambienti sonori cari a Berio; Battiato cura l’esposizione dei fiati sulle linee del soprano muovendosi al di fuori del sistema tonale. Il caos è modellato per evitarne gli effetti devastanti; la musica cambia e i tre sparuti oscillatori del VCS3, mitica valigetta sonora, manipolati con proprietà, annunciano il tema, basato su un accordo di settima di dominante, recante gli stessi elementi melodici che introducono E ti vengo a cercare – prima traccia di Fisiognomica (1988). Altra cosa è Sequenze e frequenze pubblicata in Giubbe Rosse (1989): l’apporto tecnologico è preponderante, i suoni più floydiani, una sorta di depurazione digitale fa perdere peso al brano e la mente torna con nostalgia allo studio Regson. Interessanti sono in Aries i battimenti ritmici, ottenuti dall’utilizzo pulsante delle linee melodiche iniziali, che istoriano i suoni di fondo come vero e proprio contrappunto; il tema si dilata e ci si avvicina così alla più tarda Chanson Egocentrique, quindi alla musica leggera. Al sax Gianni Bedori ricama, senza mai cadere nella facondia, in parallelo al synth, quasi a garantire un continuum tra acustica ed elettronica. In Aria di rivoluzione emerge Battiato regista: i piani sonori sono distinti e la spazializzazione molto curata. Non dimentichiamo che un punto debole delle composizioni elettroacustiche dei ’70s fu proprio la mancanza di diversificazione dei piani di ascolto che diede spesso alla luce muri sonori desolatamente piatti; da questo nacque un’importante sfida - mai terminata - tra i compositori ed i sistemi elettronici. Battiato così mantiene fede al suo principio di continuità tra pop/rock e musica colta, scegliendo per il recitante una tra le più significative voci del panorama musicale di allora, Jutta Nienhaus. Da oriente ad occidente incede tra ambienti molto diversi, ben legati fra loro da un vero filo conduttore. Il testo iniziale viene distribuito con un bel gioco di ritardi ed attese, per allinearsi sul finire delle frasi. I fiati, in primo piano rispetto all’elettronica, ci portano gradatamente in un ambiente sonoro che sa di danza rinascimentale e, dopo, balcanica; le percussioni legano gli ambienti - garanzia di continuità - come un passaggio del pollice sulla tastiera del pianoforte; sul finire, il tema originario torna su di un bordone elettronico che ricorda la ghironda.


Percorsi d’ascolto
TELAIO MAGNETICO - Live 1975
ALBERGO INTERGALATTICO SPAZIALE - Omonimo

(P.B.)

 


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