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AKTUALA
Aktuala
(Bla Bla 1973)

1. When The Light Began 2. Mammoth R.C. 3. Altamira 4. Sarah 'ngwena
5.
Alef's Dance 6. Dejanira



Il leit motiv degli anni ’70 italiani fu la ricerca. Ricordiamo le innovazioni in ambito “popolare” di NCCP, Canzoniere Del Lazio, Musicanova e Carnascialia; il microcosmo della Cramps; la ricerca di Battiato nella musica contemporanea, quella di Banco e Opus Avantra nel “rock”. Questo aspetto ha fatto confluire nel “calderone” del progressive artisti diversi, lontani tra loro ma legati da un comune denominatore: abbattere le frontiere, far “progredire” la tradizione italiana. Per questo diamo spazio a Garybaldi, Battiato, New Trolls: artisti distanti per estrazione, capacità e risultati. Per lo stesso motivo trattiamo anche i milanesi Aktuala.

Nati come trio nell’estate del 1973, gli Aktuala si sviluppano come comune di soli musicisti, autogestita e senza impresario: ne fanno parte il polistrumentista, collaboratore di Qui Giovani e muziekmagier Walter Maioli, la moglie Laura, il percussionista Lino “Capra” Vaccina, il “chitarrista psichedelico” Antonio Cerantola ed il jazzista Daniele Cavallanti (già con il Gruppo Contemporaneo). Sono musicisti di grande sensibilità e capacità; se ne accorge Battiato, che recluta Cavallanti per le Corde Di Aries. “Eravamo buoni amici - precisa il fiatista - e fummo proprio noi a fargli conoscere musiche e “filosofie” su cui poi ha costruito buona parte della sua carriera”. Con Battiato c’è anche altro in comune: dopo i capricciosi patchworks degli esordi, il suo Viaggio all’Origine del Suono è parallelo alla ricerca di Maioli.
Quella degli Aktuala è una parziale colonna sonora degli anni Settanta. Quegli anni non furono solo di piombo, di contestazione violenta e di molotov: i giovani freaks erano imbevuti di ideali hippy, del misticismo degli ultimi Beatles, dei raga di Shankar e dei primi vagiti di quella che anni dopo sarà chiamata new age. Gli Aktuala lenivano gli animi dopo i cortei e le sassaiole; la loro musica si materializzava negli happenings pacifici, nelle strade e nei teatri, dove offrivano tè e mele gratis a tutti ed invitavano il pubblico ad appropriarsi degli strumenti. Aktuala è un tuffo nel passato ancestrale dell’uomo: basta pensare a titoli come When The Light Began, Mammooth R. C., Altamira (in Spagna, dove furono ritrovati graffiti preistorici). In questo viaggio il sound si fa libero, animato da uno spirito di fusione e di trance “sciamanica”. La band si nutre del vento che anni prima soffiava dai campus americani; dei mantra che Allen Ginsberg intonava con i Fugs; degli esperimenti di Third Ear Band e East Of Eden. Tutto avviene sotto l’attenta egida di Pino Massara (capo della Bla Bla) e Battiato, che seguono strumentisti preparati e bene attenti alla ricerca etno-musicale. “È stato il primo disco della mia vita. - ricorda Cavallanti - Ero militare a Pisa, chiesi e ottenni una licenza settimanale per Milano!”.

Aktuala brilla per la purezza, il disinvolto uso di insoliti strumenti esotici, le contaminazioni jazzistiche e i “codici di improvvisazione incrociati”, in particolare nelle suggestioni pan-etniche e africaniste di Coltrane che innervano il tessuto dell’eterea Dejanira (dove spunta anche un’armonica blues) o nel “muslim jazz” di Yusef Lateef. In questo è esemplare Mammooth R. C.: dopo un inizio oscuro e minaccioso, la band esplode in un “cavernicolo” free jazz colemaniano. Precisa infatti Cavallanti: “Avevamo forti influenze jazz e blues, anzi per me gli Aktuala furono una parentesi perché operavo e opero ancora nel jazz. Iniziai da giovanissimo con il sax alto, poi passai al tenore e al soprano: Coleman, Shepp, Coltrane e gli Art Ensemble Of Chicago erano riferimenti imprescindibili”. Comunque la musica “era composta prevalentemente in modo orale. Ricordo che facevamo lunghissime prove ed inserivamo anche improvvisazioni”. Cavallanti ricorda: “La critica ci definì, perlomeno per l’intento, come il primo gruppo di world music”. Se per “world music” si intende l’incontro tra le culture di tutto il mondo e le differenti espressioni etniche, questa definizione può valere per un brano ricco di influssi orientali ed echi popolareschi come Alef’s Dance o per l’inquieta Sarah 'ngwena. A noi invece piace concludere richiamando la definizione “autentica” offerta nel ’73 dal gruppo, quella di blues mediterraneo: una musica popolare, bagnata da quel mare che tocca e accomuna Africa, Medio Oriente e paesi latini.

Percorsi d’ascolto
THIRD EAR BAND - Alchemy
N.A.D.M.A.: Uno zingaro di Atlante con un fiore a New York

(D.Z.)


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