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ACQUA FRAGILE
Mass Media Stars
(Ricordi 1974)

1. Cosmic Mind Affair 2. Bar Gazing
3. Mass-Media Stars 4. Opening Act
5. Professor 6. Coffee Song


Tra i gruppi “minori” (per longevità, numero di album, notorietà), un posto di rilievo spetta all’Acqua Fragile. Nati dalle ceneri degli Immortali e spronati dalla PFM (per la quale aprivano i concerti nei primi anni ’70), esordiscono nel 1973 con Acqua Fragile che, tra episodi ancora acerbi, rivela talento e capacità. Supportano Gentle Giant e Uriah Heep nei rispettivi tour italiani; vicini all’entourage della PFM e Claudio Fabi, ottengono la loro produzione anche per il secondo Mass Media Stars. È un album piacevole, di ampia ispirazione creativa e brillanti doti esecutive. Il sound della band era un ibrido tra il rock romantico e surreale dei Genesis, le geometriche combinazioni ritmiche dei Gentle Giant, la vena mediterranea di Banco e PFM, le armonie del folk rock d’oltreoceano (CSN&Y). Il batterista Canavera, unico iscritto alla SIAE, risulta autore dei sei brani: in realtà musiche e testi inglesi sono prevalentemente opera di Lanzetti, ottimo padrone della lingua; un aiuto determinante, soprattutto per i cori, viene da Marva Jan Marrow, la cantante/scrittrice americana da poco approdata alla Numero Uno. Bernardo riflette sulla “volontaria ghettizzazione che affrontammo con la scelta dei testi in inglese. Una cosa che fa sorridere se pensi che oggi la Pausini fa la stessa cosa per raggiungere l’internazionalità, a mio avviso fittizia”. Sebbene la band raggiunga un gradevole equilibrio strumentale, a svettare è proprio Lanzetti, valorizzato anche da testi significativi (le riflessioni sulla pazzia in Cosmic Mind Affair), pungenti (il potere dei media ed il rampantismo della profetica title-track, l’insegnante frustrato di Professor), bizzarre (le libere associazioni di Bar Gazing). La sua voce è stata paragonata a quella blueseggiante di Roger Chapman o a quella magica di Peter Gabriel. Oggi ricorda: “Avevo tanti maestri, non nego l’influenza di Chapman e Gabriel, ma studiai anche Steve Winwood e Ray Charles. Diciamo che mi considero di più un performer vocale che un cantante, soprattutto adesso”. È tuttavia un vocalist ispirato e talentuoso, dalla perfetta pronuncia inglese, caldo ed inventivo, decisamente a suo agio nel cantare storie surreali e fantastiche.

Cosmic Mind Affair è una deliziosa opener: un progressive arioso e spigliato, con la band partecipe e decisa. Ottimo il cantato lanzettiano, doppiato dalle magnetiche tastiere di Mori. La vena West Coast è evidente in due vibranti ballate: Bar Gazing rivela anche un trascinante solo hackettiano, su ritmiche essenziali e pulite; Coffee Song è un brano intenso, malinconico e dalle lievi venature psichedeliche. I pezzi sono ben costruiti ed affatto complessi ma, ricorda Lanzetti, “l’album non fu mai trasmesso in radio e all’epoca ne rimasi stupito. Era considerato difficile, c’era un impegno vocale inedito, simile ai New Trolls ma più avanti artisticamente. I testi, vedi Mass Media Stars, una riflessione su chi fa uso dei media per il proprio spettacolo, erano decisamente avanti”. Le atmosfere della title track, uno scattante flash rock con i consueti richiami alla PFM, sono imbevute di folk (vedi il mandolino) e di suggestioni mediterranee, in equilibrio su spigolosi ritmi rock. Le armonie vocali alla CSNY sorreggono l’incalzante Opening Act (con Fabi al piano), a cui va la palma di brano più frizzante: affiorano reminiscenze dell’eccentrico Elton John ed una grande freschezza, sconosciuta alla maggior parte del pop italiano. Il brano più dinamico è invece Professor: meno personale, si distingue per passaggi genesisiani ed imponenti cori nel finale. Dal punto di vista vocale il quintetto parmense sfidava gli infallibili New Trolls. Peccato solo che, con tali capacità, non abbia osato di più. “Fu un periodo di grandi sacrifici” - ricorda ancora Lanzetti - “Andavamo da Parma (allora le città di provincia erano poco considerate) a Milano per registrare, vivevamo in una taverna e risparmiavamo davvero su tutto”.

Dopo la pubblicazione dell’lp entrerà nella band il tastierista Joe Vescovi dei Trip; poi la storia dell’Acqua Fragile finirà nel 1975, quando la PFM (dopo aver provato Finardi e Graziani) rileverà Lanzetti per coinvolgerlo nell’ottimo Chocolate Kings. Proseguirà poi con una carriera all’insegna della sperimentazione vocale e dell’arte a tutto tondo (teatro, pittura, etc.): un artista di cui l’Italia dovrebbe andar fiera. Degli altri quattro si sono perse le tracce, solo il bassista Franz Dondi riapparirà negli anni ’90 negli Shout.

Percorsi d’ascolto
GENESIS - Foxtrot
PFM - Chocolate Kings

(D.Z.)


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