Tra i gruppi “minori” (per longevità, numero di
album, notorietà), un posto di rilievo spetta all’Acqua
Fragile. Nati dalle ceneri degli Immortali e spronati
dalla PFM (per la quale aprivano i concerti nei primi anni ’70),
esordiscono nel 1973 con Acqua Fragile che, tra episodi ancora
acerbi, rivela talento e capacità. Supportano Gentle Giant
e Uriah Heep nei rispettivi tour italiani; vicini all’entourage
della PFM e Claudio Fabi, ottengono
la loro produzione anche per il secondo Mass Media Stars.
È un album piacevole, di ampia ispirazione creativa e brillanti
doti esecutive. Il sound della band era un ibrido tra il rock romantico
e surreale dei Genesis, le geometriche combinazioni
ritmiche dei Gentle Giant, la vena mediterranea di
Banco e PFM, le armonie del folk
rock d’oltreoceano (CSN&Y). Il batterista
Canavera, unico iscritto alla SIAE, risulta autore
dei sei brani: in realtà musiche e testi inglesi sono prevalentemente
opera di Lanzetti, ottimo padrone della lingua; un
aiuto determinante, soprattutto per i cori, viene da Marva Jan Marrow,
la cantante/scrittrice americana da poco approdata alla Numero Uno.
Bernardo riflette sulla “volontaria ghettizzazione
che affrontammo con la scelta dei testi in inglese. Una cosa che fa
sorridere se pensi che oggi la Pausini fa la stessa cosa per raggiungere
l’internazionalità, a mio avviso fittizia”.
Sebbene la band raggiunga un gradevole equilibrio strumentale, a svettare
è proprio Lanzetti, valorizzato anche da testi significativi
(le riflessioni sulla pazzia in Cosmic Mind Affair), pungenti
(il potere dei media ed il rampantismo della profetica title-track,
l’insegnante frustrato di Professor), bizzarre (le libere associazioni
di Bar Gazing). La sua voce è stata paragonata a quella
blueseggiante di Roger Chapman o a quella magica
di Peter Gabriel. Oggi ricorda: “Avevo
tanti maestri, non nego l’influenza di Chapman e Gabriel, ma
studiai anche Steve Winwood e Ray Charles. Diciamo che mi considero
di più un performer vocale che un cantante, soprattutto adesso”.
È tuttavia un vocalist ispirato e talentuoso, dalla perfetta
pronuncia inglese, caldo ed inventivo, decisamente a suo agio nel
cantare storie surreali e fantastiche.
Cosmic Mind Affair è una deliziosa
opener: un progressive arioso e spigliato, con la band partecipe
e decisa. Ottimo il cantato lanzettiano, doppiato dalle magnetiche
tastiere di Mori. La vena West Coast è evidente
in due vibranti ballate: Bar Gazing rivela anche un trascinante
solo hackettiano, su ritmiche essenziali e pulite; Coffee Song
è un brano intenso, malinconico e dalle lievi venature psichedeliche.
I pezzi sono ben costruiti ed affatto complessi ma, ricorda Lanzetti,
“l’album non fu mai trasmesso
in radio e all’epoca ne rimasi stupito. Era considerato difficile,
c’era un impegno vocale inedito, simile ai New Trolls ma più
avanti artisticamente. I testi, vedi Mass Media Stars, una riflessione
su chi fa uso dei media per il proprio spettacolo, erano decisamente
avanti”. Le atmosfere della title track, uno scattante
flash rock con i consueti richiami alla PFM, sono imbevute di folk
(vedi il mandolino) e di suggestioni mediterranee, in equilibrio
su spigolosi ritmi rock. Le armonie vocali alla CSNY
sorreggono l’incalzante Opening Act (con Fabi al
piano), a cui va la palma di brano più frizzante: affiorano
reminiscenze dell’eccentrico Elton John ed
una grande freschezza, sconosciuta alla maggior parte del pop italiano.
Il brano più dinamico è invece Professor:
meno personale, si distingue per passaggi genesisiani ed imponenti
cori nel finale. Dal punto di vista vocale il quintetto parmense
sfidava gli infallibili New Trolls. Peccato solo
che, con tali capacità, non abbia osato di più. “Fu
un periodo di grandi sacrifici” - ricorda ancora Lanzetti
- “Andavamo da Parma (allora le città di provincia
erano poco considerate) a Milano per registrare, vivevamo in una
taverna e risparmiavamo davvero su tutto”.
Dopo la pubblicazione dell’lp entrerà
nella band il tastierista Joe Vescovi dei Trip;
poi la storia dell’Acqua Fragile finirà nel 1975, quando
la PFM (dopo aver provato Finardi
e Graziani) rileverà Lanzetti per coinvolgerlo
nell’ottimo Chocolate Kings. Proseguirà poi
con una carriera all’insegna della sperimentazione vocale
e dell’arte a tutto tondo (teatro, pittura, etc.): un artista
di cui l’Italia dovrebbe andar fiera. Degli altri quattro
si sono perse le tracce, solo il bassista Franz Dondi riapparirà
negli anni ’90 negli Shout.
Percorsi d’ascolto
GENESIS - Foxtrot
PFM - Chocolate Kings
(D.Z.)
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