Fermento
hard - rock: WS incontra i GRAAL
a cura di Gianluca Livi
In procinto di pubblicare il loro terzo album su etichetta
Blood Rock (www.bloodrockrecords.com),
i Graal (www.myspace.com/graalmusic)
rappresentano una delle più affermate e rassicuranti realtà
del sottobosco hard-rock della capitale, ove si esibiscono con una certa
costante regolarità, riscontrando sempre positivi riscontri da
parte di un pubblico affezionato e fedele. Nei loro primi due album (l’autoprodotto
Realm Of Fantasy, del 2005, e Tales Untold, uscito due
anni dopo per i tipi della Blood Rock Records), il gruppo offre uno scenario
musicale marcatamente settantiano, nel quale sono citati, con una certa
regolarità, le epiche sonorità dei primi Rainbow,
alcune andature lente e cupe degli esordienti Maiden,
stralci oscuri dei Sabbath più doom, vocalizzi acuti molto vicini
agli Uriah Heep d’annata.
Abbiamo fatto una veloce chiacchierata con il cantante/chitarrista della
Band, che si segnala anche come fondatore del progetto, nonché
come principale autore dei brani, Andrea
Ciccomartino.
QUAL È LA GENESI DEI GRAAL
?
I Graal nascono verso la metà del 2003 a Roma. L’ intenzione
era quella di proporre un repertorio di canzoni originali e fissarle su
un vinile autoprodotto. Si pensava di chiudere l’esperienza a traguardo
raggiunto, ma la voglia di continuare, il supporto ricevuto e un contratto
discografico ci hanno spinti ad andare avanti. Speriamo per il nuovo anno
di dare alle stampe il nostro terzo disco.
LA MATRICE SETTANTIANA DELLA VOSTRA MUSICA È
OLTREMODO EVIDENTE. IN UN AMBIENTE DOMINATO DAL PROG-METAL, DAL NU-METAL
E DA ALTRI SOTTOGENERI DELL’HEAVY METAL CHE INDUBBIAMENTE GODONO
DI MAGGIORI RISCONTRI DA PARTE DEL PUBBLICO, NON VI SENTITE UN PO’
ANACRONISTICI?
Ci sentiremmo più anacronistici e in disaccordo con noi stessi
se proponessimo un genere a noi poco consono e familiare. Siamo cresciuti
con la musica
anni 70 sia hard rock che progressive e riteniamo naturale che la nostra
proposta risenta di certi retaggi culturali ed espressivi di quel periodo.
I Graal non nascono per stare al passo coi tempi ed essere sopraffatti
dalle mode, ma vanno avanti con l’intento di proporre musica divertendosi.
Ascoltare ineguagliabili artisti come Led Zeppelin, Genesis, Jethro Tull,
Pink Floyd…insomma tutti quei million seller che riempiono la bocca
di eserciti di saccenti ed esperti musicali, è giudicato, dalla
massa “colta”, fico e sinonimo di grande familiarità
con il mondo del rock. Ma per gli stessi risulterebbe anacronistico pensare
di accompagnare momenti di vissuto quotidiano con band “minori”
e poco conosciute perché li escluderebbe dal “grande giro”,
li allontanerebbe dalla leggenda. La musica, come la storia, è
fatta di rigurgiti, e troviamo naturale che, pur essendo passati più
di 30 anni, si vada avanti rivolgendo lo sguardo dietro le nostre spalle.
Noi Graal forse faremo sempre parte del grande calderone dell’anonimato,
ma ciò non ci preoccupa. Fortunatamente oltre ai tanti “esperti
di musica”, ci sono anche quelli che vanno più in basso della
superficie e magari, scavando, potranno anche arrivare a noi.
VI HO VISTO DAL VIVO IN UN PAIO DI RECENTI OCCASIONI
ED HO NOTATO CHE DIVIDETE LA TRACKLIST TRA PEZZI INEDITI E PEZZI DEL SECONDO
ALBUM. IL PRIMO ALBUM, CHE PERALTRO È QUELLO TRA I DUE EDITI CHE
IO PREFERISCO, È COMPLETAMENTE IGNORATO. COME MAI?
Sai, siamo una band in continuo fermento e, non mancandoci le idee,
tiriamo spesso fuori brani nuovi che ci piace proporre dal vivo anche
per la semplice curiosità di poterli relazionare con il pubblico.
Siamo molto affezionati al repertorio dei nostri due album ma, a ridosso
di una registrazione, ci piace creare una certa confidenza con brani che
da poco hanno preso una forma che non sempre è quella definitiva.
SEI IL MAGGIORE COMPOSITORE DELLA BAND. COME TI
RELAZIONI CON GLI ALTRI, DURANTE LE PROVE, LA CREAZIONE DEI PEZZI E LA
FASE DI ARRANGIAMENTO?
Tutto ciò che si ascolta dei Graal è frutto di un
lavoro fatto in comunione con tutta la band. Anche se la
fonte è nella maggior parte dei casi la stessa, non è detto
che dietro non vi siano idee, intuizioni e suggerimenti di altri. In fondo
la musica è come il calcio: spesso si menzionano gli autori dei
gol omettendo tutti i singoli elementi che hanno contribuito alla sua
realizzazione. Se mi passi il paragone, io sono un capocannoniere ma senza
la squadra sarei solo un palleggiatore.
DOPO UN DISCO AUTOPRODOTTO, SIETE APPRODATI ALLA
BLOOD ROCK RECORDS. COME CI SIENTE RIUSCITI?
Il nostro inserimento nella scuderia di questa nuova etichetta
è stato alquanto casuale e inaspettato. Avevamo da poco perso un
contratto con una label, che è fallita un mese prima che uscisse
il nostro disco, e il caso ha voluto che Enrico, il boss della Blood Rock
Records, stesse cercando gruppi nuovi che avessero anche le nostre caratteristiche
musicali. Così, nel giro di un paio di mesi, l’entusiasmo
si è fatto largo tra lo sconforto generale. Quindi, oltre al contratto,
abbiamo anche goduto del supporto della Black Widow e di tutta la loro
esperienza accumulata negli anni, sia in fatto di distribuzione, che di
promozione. Oggigiorno il vero problema non è il contratto discografico,
ma trovare le occasioni giuste per suonare dal vivo e avere visibilità
agli occhi della gente. Non bastano buone recensioni o un semplice passaparola
per farsi conoscere: siamo convinti che un buon palco valga cento volte
qualsiasi altro tipo di promozione.
IL VOSTRO PRIMO LAVORO È STATO STAMPATO ANCHE
IN VINILE, PERALTRO IN SOLE 200 COPIE, CON INSERTO E ADESIVI INCLUSI.
UNA LODEVOLE INIZIATIVA, SOPRATTUTTO PER I COLLEZIONISTI. ANCHE IL SECONDO
È STATO STAMPATO IN VINILE IN UNA TIRATURA LEGGERMENTE SUPERIORE
(500 COPIE). COME MAI QUESTA ATTENZIONE AL 33 GIRI?
Riteniamo che il genere da noi proposto sia prettamente da vinile
e che l’eccezione venga rappresentata dal trovare i lavori dei Graal
in cd. Le vendite danno ragione a questa scelta per nulla azzardata. Come
abbiamo detto anche in passato, incidere su vinile è paragonabile
a una bella cena in un’osteria di campagna, un ritorno alle tradizioni
e alla cultura semplice e genuina.
CONSIGLIERESTI I VOSTRI ALBUM AGLI AMANTI DEL PROGRESSIVE
?
Se per progressive si intende proporre suite infinite della durata almeno
di 20 minuti, certamente no. Ma se si cerca nella musica la combinazione
di vari elementi in grado di dare spazio alle tastiere, alle chitarre
sia acustiche che distorte, allora direi che i Graal potrebbero risultare
appetibili ad un pubblico vario e, perché no, anche esigente.
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