PETER GABRIEL - RomaRockFestival (Fiesta) 03/07/2007


Performance non del tutto convincente, non del tutto deludente. Gabriel con la scusa dei pezzi più votati dai fan sul suo sito mette insieme una setlist in fondo più congeniale a lui (com’è oggi) che non all’appassionato dei suoi più inquieti mondi . Questi i pezzi chiave dell’esibizione: No self control (quasi ricreata nella versione da studio e lontana da quella del So tour: il pubblico, mediamente impreparato, è rimasto inerme e Peter ne è parso risentito), Intruder, Family snapshot (emozionante come in passato), Lay your hands on me (vertice assoluto anche dal punto di vista del gioco di luci: atmosfera densa e sospesa), Secret world. I pezzi "no" (ma puntualmente apprezzatissimi dal pubblico): Steam, Big Time, Sledgehammer (no basta che palle), Biko (no basta che palle), In your eyes (no basta che palle). I pezzi "mediamente" riusciti: The rhythm of the heat (Ged Lynch è troppo “powerful” per mostrare le doti di agilità che questo brano richiede), Signal to noise (apprezzabili gli interscambi di chitarra tra Rhodes e Adams, con riffoni molto Zeppeliniani, ma le parti registrate sono davvero troppe), Blood of Eden (che senza un ottimo controcanto femminile non decolla: siamo ad anni luce dalla meravigliosa versione del tour di US), On the air (dalla facciata hard-rock), D.I.Y. (che comunque funziona meglio di On the air), Mother of violence (molto delicata ma rovinata dalla voce della Signorina Melanie Gabriel). I brani, già eseguiti in questo tour, che avrei voluto ascoltare erano ben altri: Indigo, Hundrum, Moribund the burgermeister, I don't remember, We do what we're told. E invece la solita versione “in crescendo” di Solsbury hill per soddisfare una platea che magari non è che si destreggiava bene nei meandri meno noti della discografia gabrielliana.

Durante il concerto mi sono detto: perché non una esibizione integrale di "IV"? Tanto il Gabriel migliore sta tutto lì. E di certo ho sempre sperato in una setlist che peschi molto da lì: almeno anche una Wallflower, almeno anche una The family and the fishing net. Invece si è giocato al teatrino dei ricordi provando ad estrarre qualche titolo da ogni album. Gabriel non ha più la forza di fare l'istrione ma il guaio è che ci prova lo stesso. Risultando un po’ sgraziato e, alla fine, di dubbio gusto (ma quanto dovranno durare le “macchiette” di Steam?): perché non rimanere elegantemente dietro le tastiere, magari mettendoci un po’ di impegno in più? La band, nonostante un Tony Levin e un David Rhodes sempre ad alti livelli, ha perso un po’ di smalto e deve puntare di più sul muro ritmico di Ged Lynch (che fra l’altro non sembra per nulla uno “spirito affine” al calvo e baffuto bassista). Il solito insulso tastierista di turno (stavolta abbiamo Angie Pollok) riesce solo a dar vita a sonorità già da tempo archiviate negli hardware sonori di Gabriel. In generale comunque la performance è stata molto carente dal punto di vista delle dinamiche dei suoni: a titolo di esempio citerei No self control in cui la chitarra non riesce a fare uno stacco netto quando entra la batteria. Un concerto privo colpi di reni, insomma. Anche la setlist non è stata studiata con cura al fine di evitare l’inefficacia di certe sequenze di brani. In fin dei conti nei confronti di questa data ho provato, per usare una espressione in inglese, "mixed emotions". Sono passati 20 anni dal diciassettenne che ha adorato il So tour del 1987: oggi ho quanti anni ne aveva all’epoca Gabriel, 37. E le cose, inevitabilmente, non sono più le stesse. Per me e per Gabriel.

Stefano Fasti

Setlist: Rhythm Of The Heat, On The Air, Intruder, D.I.Y., Steam, Blood Of Eden, No Self Control, Solsbury Hill, Mother Of Violence, Family Snapshot, Big Time, Lay Your Hands On Me, Secret World, Signal To Noise. Bis: Sledgehammer, In Your Eyes, Biko.



 

 

Tutto il materiale contenuto in questo sito, ove non specificato altrimenti, è di proprietà di Wonderous Stories - Webmaster: Chameleon


Iscriviti alla mailing list di WS
Powered by it.groups.yahoo.com