FISH – Roma, Stazione Birra 30/11/07

Avevo lasciato Fish e la mia voglia di seguire le sue vicende all’inizio degli anni 90, dopo un concerto al Teatro Tenda di Roma: un po’come era accaduto alla fine degli anni 60 quando Syd Barret uscì dai Pink Floyd, in molti quella sera andammo a casa con la convinzione di aver puntato tutto sul cavallo sbagliato. Quindici anni e tredici album dopo, Derek William Dick torna nella capitale come un uomo nuovo: la catastrofe sentimentale che ha vissuto negli ultimi mesi ha scosso profondamente la vecchia quercia, ma non è riuscita a farla cadere... anzi, la sensazione è che proprio dalle vicissitudini personali Fish abbia tratto nuova linfa creativa. Non è tipo da piangersi addosso, il Nostro; in sede live sceglie accuratamente dal nuovo lavoro 13th Star le tracce più incisive, come Circle Line, Square Go e la splendida Darkstar, inserendole fianco a fianco a quelle del vecchio album dei Marillion Clutching at Straws, di cui ricorre il ventennale. Accanto a lui il buon Frankie Usher si ingobbisce sulla chitarra elettrica con quel suo stile un po’ grezzo ma efficace, perfettamente in linea con le sonorità che il bassista Steve Vantsis ha tratteggiato per il nuovo album.

L’inizio con la musica della Gazza Ladra regala più di un brivido ai presenti: come nel 1988, a Rossini fa seguito l’arpeggio di piano di Slainte Mhath, e la mente non può non tornare indietro a “quella storia così lontana”. Fish si presenta avvolto nella bandiera scozzese, ha movenze lente, sornione: “Roma!”, di scatto alza le mani, e tutto il pubblico è con lui. Già dopo venti secondi di concerto viene da chiedersi cosa sarebbero ora i Marillion se ci fosse ancora lui al posto di Steve Hogarth. Sicuramente il proseguo della serata ci ricorda cosa sono stati: nel trittico Hotel Hobbies - Warm Wet Circles – That Time of the Night c’è forse la vetta creativa di una parabola che ha portato cinque ragazzi dai pub londinesi alla testa delle classifiche mondiali.
Ma il momento più intenso è senza dubbio quando il gigante scozzese per l'inizio di Vigil decide tra lo stupore generale di scendere in mezzo al pubblico, di bagnarsi nella folla incrociando lo sguardo con quasi tutti i presenti. Le luci lo seguono magistralmente in questo percorso così assurdo e logico al tempo stesso, per uno che ha sempre fatto della carica comunicativa il suo più grande punto di forza. Gli si perdona tutto a Fish, come ai vecchi tempi; anche un leggero e forse inevitabile calo di voce nella parte finale della serata, che non gli impedisce comunque di intonare un paio di bis in cui snocciola una travolgente Incommunicado, Cliché e The Last Straw, facendo ballare tutta la platea. Prima del concerto il vecchio Derek ci ha raccontato di quando, proprio in Italia, durante la tournée di Clutching at Straws sentiva i suoi compagni parlare nella stanza accanto della necessità di trovare un sostituto: chissà che a posteriori, almeno una volta, non si siano pentiti…

Setlist: Slainte Mhath, Circle Line, So Fellini, Square Go, Hotel Hobbies, Warm Wet Circles, That Time of the Night, The Perception of Johnny Punter, Manchmal, Sugar Mice, Dark Star, Vigil in a Wilderness of Mirrors, White Russian. Bis: Incommunicado, Cliché, The Last Straw

Paolo Carnelli

http://www.the-company.com/ - http://www.myspace.com/fishofficial





GALLERIA FOTOGRAFICA
(a cura di Carlo Carnelli)

 


 

 

Tutto il materiale contenuto in questo sito, ove non specificato altrimenti, è di proprietà di Wonderous Stories - Webmaster: Chameleon