VAN
DER GRAAF GENERATOR 4 - CURVED AIR 0
a cura di Guido Bellachioma
Sul numero 14 di Wonderous
Stories ho aperto la valvola dei ricordi sugli Anekdoten,
e di conseguenza sugli anni 90. Molti hanno apprezzato quel modo non mediato
di scrivere, direi “amatoriale”, e ovviamente qualcuno l’ha
travisato, pensando al solito “vecchio progghettaro” che rimpiangeva
i bei tempi andati – in effetti sono classe 1955 con alle spalle
qualche concerto frequentato nei seventies. Nulla di più lontano
dal mio modo di essere. Il prog è stato nella musica il primo crossover
completo, e la nostra forma mentis deve essere d’assoluta apertura,
senza sclerotizzarsi in assurdi rimpianti. Ma la memoria è fondamentale,
non solo per la musica, comunque fondamentale nella nostra vita. Senza
memoria non c'è giustizia. Senza giustizia non c'è pace.
Senza pace non c'è futuro. Il futuro è nella memoria. Memoria
non ancorata al passato bensì proiettata nel futuro. Memoria, non
rimpianto. Memoria delle vittorie e soprattutto delle sconfitte. Capace
d'imparare dagli errori senza rinnegare nulla; svelare nuovi confini,
culturali, artistici, sociali e politici, con rinnovata energia. Battersi
ancora contro le distorsioni di una società geneticamente ingiusta,
mentre è giusto narrare questa storia d'amore e di memoria anche
con la musica presente nel nostro DNA. Musica che può raccontare
il nostro vivere in mille modi ed essere ugualmente onesta, perché
infinite sono le storie da narrare. Senza memoria non c'è futuro.
Quindi avanti tutta con le radici e le ali.
Il ricordo di questa volta? Parliamo dei Curved
Air di Sonja Kristina,
Darryl Way e Francis
Monkman: gli altri componenti, pur rispettandone il valore
umano, artisticamente sono solo comprimari, persino Stewart
Copeland ed Eddie Jobson
che presso altri lidi trovano
successivamente dimensioni più consone. All’alba degli anni
70 non era facile come oggi ascoltare la musica “giusta”:
noi poveri affamati di musica non potevamo attaccarci a “Santa ADSL”
e provare, molte volte a “casaccio”, tutti i suoni del mondo.
Nei 70 al massimo potevamo sintonizzare la radio AM di notte su Radio
Luxembourg (attiva dal 1933 al 1992, quella di oggi è un’altra
stazione), pur con una resa audio ai limiti dell’inascoltabile.
Qualche concerto e qualche amicizia giusta potevano supportare meglio
e rendere reali le nostre sensazioni radiofoniche. La mia amicizia più
importante in questo senso era una commessa molto carina (meglio non ritrovarci
sul maledetto Feisbuk, potremmo rimanere delusi entrambi...) del leggendario
negozio Consorti, l’unico degno di nota tra quelli più grandi:
mi faceva vedere i 33 giri, appena arrivati, prima che venissero messi
in vendita... se c’era qualche copia unica che m’interessava,
purtroppo mai abbastanza numerose per soddisfare la nostra sete di musica
“diversa”, me la metteva da parte per comprarla quando avevo
raccolto i soldi necessari (1800/2980 lire, secondo l’edizione,
più o meno 0,92/1,5 euro)... e in questo, ad onor del vero, mi
aiutava il leggendario Carlo Frignani,
appassionato progressivo quanto il sottoscritto, e primo compagno di banco
al liceo in una delle pochissime classi totalmente maschili... però,
fortunatamente, con più “liquidi” a disposizione. Siamo
ancora amici dopo 40 anni anche per questa affinità musicale. Comunque:
Van der Graaf Generator
battono Curved Air 4-0.
Nel senso che tra il 1970 e il 1976 per quattro volte mi sono trovato
davanti alla scelta se acquistare, per la solita endemica carenza di pecunia
(in quei casi anche il magico Frignani non riuscì ad intenerire
il padre), un LP dei Curved Air o uno dei Van Der Graaf. Oggi è
facile fare una scelta simile, allora, in diretta... pure. D’altronde
come potevi essere indeciso se la scelta metteva a confronto: Airconditionig
e H to He..., Second Album e Pawn Hearts, Midnight
Wire e Godbluff, Airborne e Still Life
(uno dei massimi capolavori del rock senza barriere stilistiche... capolavoro
e basta... allora molti giornalisti, coglioni, scrissero castronerie inenarrabili
sulle Bibbie da quattro soldi dell’epoca: ma come si fa a discutere
un vinile che inizia con Pilgrims, poesia allo stato puro, e
finisce con Childlike Faith in Childhood's End, 12 minuti di
pura magia?) Inevitabile non acquistare mai in prima battuta un album
dei Curved Air... quasi capitò con Phantasmagoria del
1972, visto che non c'erano album dei VDGG in competizione, ma scelsi,
per lo stesso motivo, Darwin del Banco
del Mutuo Soccorso...
D’altronde il sound dei Curved Air era troppo leggero
per competere con quei mostri sacri, mai nome così fuorviante per
chi, come me, viene dalla passione per la musica elettronica e ha in testa
Raimbow In A Curved Air di Terry Riley. La Sonja non era male,
non solo come cantante, ovviamente... Darryl bravo al violino, anche se
il meglio lo darà in seguito nei sottostimati Wolf,
ma troppo accademico rispetto alle diavolerie violinistiche di Simon
House degli High Tide e persino di Dave
Arbus, che suona anche sax,
flauto e tromba, dei primi due, eccellenti, East of Eden del 1969/70...
Francis è abile manipolatore tastieristico, ma le pagine che di
lui preferisco sono contenute in Prologue dei Renassance.
L’unico ricordo live che ho dei Curved Air dei 70 è del 4
dicembre 1972 al Piper Club di Via Tagliamento a Roma e, quindi, con la
formazione di Aircut: Sonja,
Eddie Jobson (violino,
tastiere), Mike Wedgwood
(basso), Kirby (chitarra),
Jim Russell (batteria),
gli ultimi due entreranno nella rock band Stretch. Il concerto inizia
in modo assolutamente progressivo con un lungo solo al Moog di Eddie Jobson,
che oggi manderebbe in visibilio ogni progfan ma che allora ispirò
il critico di Super Sound in questo modo surreale: «La serata
si apre con un assolo del sintetizzatore che, opportunamente programmato,
ci offre tempeste di vento, decolli di jet, esplosioni varie e altre cosine
per la gioia di chi si lascia trarre in inganno da un po’ di circuiti
in azione. Non è mai superfluo ripetere che il MOGG (così
è scritto - ndr) è uno strumento difficilissimo da suonare
e che nemmeno Emerson è un mostro quando lo suona». Non
contento delle insulsaggini appena scritte il “critico” prosegue:
«il primo pezzo si basa principalmente sul dialogo tra la chitarra
e il violino, il giovane chitarrista sembra ignorare che le scale progressive
sulle note alte dello strumento sono cose ormai morte e seppellite, roba
da complessino da balera, senza aver nulla contro chi suona per guadagnarsi
da vivere. Il violinista ha solo 17 anni ed è stato definito enfant
prodige dalla stampa inglese specializzata; sinceramente avrebbe fatto
meglio a spendere qualche anno di più in conservatorio e smettere
di respirare questa ARIA RICURVA che per lui è venefica. Data la
giovane età si può, tuttavia, riporre qualche speranza in
lui soprattutto per la gran buona volontà e l’entusiasmo
con cui suona: tecnicamente ha ancora tanta strada da percorrere».
A critico, ma che c...o stai a di’. Ma do’ stai oggi, magari
passi le serate a ristorarti le ‘recchie con Mariano Apicella o
Iva Zanicchi. L’unica cosa che a Jobson, neanche a 17 anni, non
si può dire è di essere tecnicamente scarso. Altrimenti
non sarebbe dopo poco tempo entrato nei Roxy Music e
poi non avrebbe suonato con Jethro Tull, UK,
Frank Zappa e Yes!!!
Purtroppo, al di fuori delle “stupidaggini”
espresse sotto pseudonimo dal nostro critico (so chi si nasconde dietro
ma non ve lo dico per rispetto) il concerto fu assolutamente risibile,
tranne che per l’apporto di Jobson (ma guarda?) e del solido Mike
Wedgwood al basso. Kristina? Meglio, solo vocalmente, purtroppo, nel concerto
di novembre 2008 alla Stazione Birra di Roma rispetto a quello del Piper;
allora era davvero sensuale, nonostante fosse totalmente coperta da un
vestito bianco, ma vocalmente instabile, poco capace di controllare la
voce e di stare dentro la musica. Ma era bella davvero, meglio di certe
Barbie del Papi della scena contemporanea. Il resto della band odierna?
Florian ha due di pressione, oggi come allora, è ondivago nel seguire
un ritmo tutto suo, Way sembra poco concentrato, un po’ assente
anche quando suona Vivaldi, il bassista e il chitarrista aggiunti
non spostano di una virgola il suono, ma non è compito loro. Una
storia di secondo piano, finita da troppi anni per rimetterla in pista
degnamente. Nella nazionale del prog la band britannica non trova posto
in nessuna epoca... d’altronde neanche Arhtur e Julio Sergio, entrambi
portieri della mia malmessa Roma di questa ultima stagione, pur essendo
brasiliani giocano nella Selecao. In definitiva al concerto di Stazione
Birra ho capito del tutto perché i Van Der Graaf batteranno sempre
i Curved Air almeno 4 a 0, anche senza, ahimè, David Jackson.
*Le foto di Sonja Kristina e Eddie
Jobson sono state scattate il 4 dicembre 1972 al Piper di Roma da Fabio
D'Emilio e pubblicate per gentile concessione dell'autore
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